giovedì 1 gennaio 2015

Capodanno dal retrogusto amaro

Peggy Guggenheim Collection . Venezia
2005 . foto di giorgio de luca

per un nuovo anno
d'arte, architettura e design
Buon 2015
gdl

lunedì 15 dicembre 2014

Annamaria Testa + gdltrace

Lusingato e inorgoglito ringrazio Annamaria Testa, esperta di comunicazione e creatività, per aver speso qualche parola per il mio blog.

Ciao Giorgio. 
Ho dato un'occhiata al blog. Ci sono delle belle storie, raccontate bene e in una prospettiva curiosa e attenta. Insomma: molto grazioso.
Un saluto cordiale, 
Annamaria Testa


sabato 13 dicembre 2014

Carlo Scarpa a Quero

Carlo Alberto Scarpa nacque il 2 giugno 1906 a Venezia, dove tornò nel 1919, dopo aver trascorso l'infanzia a Vicenza, per studiare presso l'Accademia di Belle Arti, ambiente in cui conobbe l'architetto anconitano Guido Cirilli il veneziano Vincenzo Rinaldo, di cui divenne assistente e del quale nel 1934 sposò la nipote Onorina Lazzari detta Nini
E proprio Venezia è l'ambiente in cui ci si immagina il maestro Carlo Scarpa nelle attività professionali e private.
Eppure vi è un piccolo paese della pedemontana veneta a cui Scarpa era particolarmente legato per la presenza di parenti ed amici.
Si tratta di Quero, piccolo comune in provincia di Belluno nella parte meridionale dell'area feltrina.
Proprio in questo comune la moglie e le due cognate  Beatrice (Bice) e Gina erano solite trascorrere le vacanze estive.
Questo intreccio di parentele e frequentazioni legava Carlo Scarpa e la sua famiglia a Quero, incantevole luogo a cui era particolarmente affezionato. 
Proprio le sue frequentazioni gli hanno concesso di realizzare alcuni lavori in paese, alcuni completati, altri mai realizzati.

Saranno il racconto e le immagini d'epoca del signor Marcello Meneghin e delle sue frequentazioni con la famiglia Scarpa, integrate con alcune mie fotografie, ad accompagnarci tra le opere progettate e realizzate da Carlo Scarpa in quel di Quero.


Il bambino sulla bicicletta di Franco Corrà è Tobia Scarpa figlio dell'Architetto Scarpa ed anche egli oggi grande architetto.Sulla destra figura l'autore Marcello Meneghin con il fratello Italo, mentre sulla sinistra Nino e Maria Pia fratelli di Franco e miei cugini


In quest'anno di grazia 2006 si sta svolgendo in molte parti d'Italia la celebrazione del centenario della nascita del grande Carlo Scarpa. E' da ricordare come tale illustre personaggio amasse particolarmente Quero dove egli aveva trascorso lunghi periodi di vacanza e dove risiedevano stabilmente, anche prima della guerra, alcuni suoi parenti. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e, addirittura, di essere suo ospite negli anni 39-40 a Venezia nella bellissima casa di Rio Marin dove frequentavo sopratutto il figlio Tobia, oggi anch'egli grande architetto. Difficile descrivere le sensazioni provate, ragazzino che stava trascorrendo la sua gioventù in un paesino di montagna privo di tutto com'era Quero in quegli anni, nel trovarmi in una città come Venezia e per giunta nella casa di un grande artista frequentata costantemente da molti altri personaggi celebri dai quali Scarpa amava farsi circondare per discutere di cose per me incomprensibili ma che sentivo essere importanti e comunque tutt'altra cosa rispetto a quello che potevo apprendere a Quero dove, al massimo, si parlava del raccolto dei campi o del numero di pulcini che la chioccia stava covando. Da notare come lo studio dove lavoravano Scarpa e tutti gli altri era lo stesso grande soggiorno dove si trovava, accanto ai tavoli da disegno, la zona pranzo e il salotto con le poltrone e dove trascorrevamo molto tempo, a stretto contatto con i suddetti, anche io e Tobia. 

La vita di quel genio che era il grande Carlo Scarpa è costellata, oltre che dalla bellezza ed originalità delle sue opere, anche dal suo modo altrettanto originale di condurla, disinteressato com'era per il denaro e per tutto ciò che la gente poteva dire sul suo, alle volte bizzarro, modo di comportarsi. Una volta il grande Scarpa volle accompagnare me e Tobia a fare un giro per la laguna veneta. Presa a nolo una gondola girammo per molto tempo con il natante manovrato da lui stesso con vera maestria. Mi rimase impressa l'immagine di questo personaggio, che io non sapevo sarebbe diventato così famoso, con la sua caratteristica barba e tutto sudato sotto il sole ma soddisfatto di percorrere la Venezia che amava tanto alla guida di un'imbarcazione così difficile da condurre come la gondola! Quando dovevamo girare un angolo del canale privo di visibilità dava in perfetto dialetto veneziano il grido: hoe pope! 

Non sapevo allora che molti anni dopo sarei tornato nella sua casa per constatare, su incarico della Sig.ra Gina, zia di Tobia, lo stato disastroso in cui si trovava. Era, infatti, accaduto che il grande architetto un giorno avesse detto alla moglie: "Andiamo per un po' di tempo ad abitare in un albergo di Asolo perché voglio effettuare il restauro della casa". Da quel giorno passarono diversi anni senza che l'abitazione non fosse nemmeno aperta da qualcuno. Fu poi occupata da gruppi di giovani contestatori che ne fecero la loro sede distruggendo tutto ciò che vi si trovava. Il sopralluogo mi portò a lunghe riflessioni su quanto la casa precedentemente rappresentava per le sue caratteristiche costitutive davvero eccezionali, per il mobilio e per gli accessori, le stoviglie tutte di ottima fattura. Ricordo in particolare la gabbia scale con ampie pareti in vetro che, essendo posta al centro della casa, costituiva il disimpegno di tutte le stanze le quali, girandovi attorno, erano assolutamente prive di porte. Ricordo i molti oggetti in vetro di Murano che facevano mostra di sè in ogni stanza e che costituivano altrettanti pezzi unici creati per prova dal grande Scarpa quando progettava per le vetrerie di quel centro. Tutto questo era perduto, distrutto ma ciò non rappresentava alcun problema per il grande Scarpa il cui interesse era rivolto, come accade a tutti i geni come lui, in tutt'altre direzioni.

A Quero in Via Roma abitava la Sig.ra Gina, cognata di Scarpa la quale quando m'incontrava, si divertiva a raccontarmi, oltre ad episodi legati al grande successo che le sue opere stavano riscuotendo in tutto il mondo, anche le ultime curiose novità che lo riguardavano. Una volta mi disse che aveva dovuto spedire in tutta fretta dei soldi perché il famoso personaggio, andato in Giappone per ritirare un cospicuo premio in denaro da lui vinto per un lavoro lì eseguito, non aveva nemmeno il necessario per il viaggio di ritorno avendo visto un'opera d'arte così bella che non aveva potuto evitare di portarsela a casa offrendo in cambio tutto il capitale che aveva con sé.

In anni relativamente recenti, il grande Carlo Scarpa soleva farsi fare dei vestiti da Gigi, il bravo sarto di Quero per il quale ha anche progettato tre bellissime casette poste lungo la Via Giovanni XXIII e citate in molti testi di architettura ma che, per banali questioni burocratiche, non si sono potute costruire. Scarpa aveva anche iniziato la progettazione della casa di abitazione di Gigi sita in Via Roma all'incrocio con la Via Cimitero, ma non poté portare a compimento l'incarico per la sua improvvisa morte accaduta in Giappone per un banale incidente. A Gigi, che ritardava nello svolgere il lavoro commissionatogli diceva: "Coprimi se vuoi che ti copra". Una volta gli ordinò un paltò grigio in cachemire che voleva esattamente uguale al campione che gli aveva, a tale scopo, consegnato. Quando Gigi gli consegnò il paltò finito, Scarpa lo tenne piegato sul braccio destro mentre in quello sinistro teneva, piegato in maniera analoga, quello da copiare. Gettati, con un unico gesto, i due paltò sulla spalliera di due poltrone uguali tra loro, disse a Gigi: i due paltò non sono identici, vedi che non cadono sulle due poltrone in modo identico!
Il padre di Gigi il sarto di Scarpa (secondo da sinistra) assieme ad amici queresi
Il grande Scarpa fece un'altro lavoro a Quero: il progetto di restauro della casa di Sandro posta sempre in Via Roma all'incrocio con Via Giovanni XXIII. Una cosa curiosa consiste nel fatto che il grande progettista autore di opere meravigliose oggi noto in tutto il mondo, allora, non possedendo, di fatto, un titolo di studio e l'iscrizione al relativo albo professionale, non poteva firmare alcun progetto nemmeno di scarsa rilevanza come quelli in argomento. A causa di questa circostanza aveva avuto, in precedenza, grossi problemi ed era anche stato citato in giudizio da qualche imbecille professionista che evidentemente era geloso del suo straordinario successo. Egli poteva disporre di mille personaggi, anche importanti, pronti a sottoscrivere le sue opere ma quella volta, conoscendomi, chiese a mè se, come geometra professionista di Quero, volessi firmare il suo lavoro che, in tal caso, sarebbe diventato, ufficialmente, un mio lavoro. A me questo fatto sembrò veramente assurdo e non me la sentii di farlo. Mi sembrava inammissibile che un grande come lui dovesse ricorrere ad una formica come il sottoscritto e, con immenso dispiacere, rifiutai, spiegando, con grande difficoltà, le mie ragioni che penso siano state capite. Io non sono a conoscenza chi abbia firmato quel progetto e so soltanto che la casa è compresa tra alcuni cataloghi delle opere del grande Scarpa come pure vi figurano le tre casette di Gigi e la pietra tombale i cui dirò più avanti.
La casa poco sopra citata dal signor Marcello Meneghin come da lui descritto è effettivamente compresa nei principali cataloghi delle opere di Carlo Scarpa sotto il nome di Casa Curto.
Il progetto dell'opera residenziale ex-novo realizzata a Quero in Via Roma su commissione di Alessandro Curto, viene datato 1976-1978.

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca
  
Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca
  
Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca


Un bel giorno gli venne finalmente concessa, per i suoi grandi meriti e capacità, la laurea in architettura "honoris causa" colmando una grave lacuna e dandogli la possibilità di fregiarsi ufficialmente del titolo di architetto. L'assurdità di quanto vado raccontando ha allora raggiunto il suo apice: il Grande Scarpa non poté mai realizzare questo sogno in quanto, immediatamente dopo quel riconoscimento da lui tanto atteso, per un banale incidente occorsogli in estremo oriente dove era stato chiamato per un lavoro, perse la vita.
Ora è seppellito nei pressi di Asolo, a San Vito d'Altivole, vicino a quel capolavoro da lui ideato e diretto che è il Cimitero Brion elogiato in molti libri e riviste di architettura. Ma anche nel cimitero di Quero si trova un'opera molto bella del grande Scarpa. E' una pietra che copre la tomba dove riposa la madre della Sig.ra Gina suddetta.
 Essa si distingue da tutte le altre per l'originalità e la purezza di linee. Attualmente è in cattivo stato di manutenzione e, se qualcuno non provvede al suo restauro, Quero finirà per perdere un'opera che figura tra quelle che sono entrate nella storia dell'architettura.

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Bice Lazzari, poetessa e celebre pittrice ha scelto di essere sepolta a Quero nel monumento funebre delle famiglie Rinaldo e Lazzari, progettato dal cognato e architetto Carlo Scarpa, mentre la targa venne realizzata dal nipote Bruno Filippo Lapadula.


Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Ringrazio il signor Marcello Meneghin per la cortesia e la disponibilità a farmi pubblicare qui i suoi ricordi ed i suoi racconti su Carlo Scarpa, già contenuti nel suo sito web.

venerdì 28 novembre 2014

Non ci rimaneva che trovare un terreno fertile ... Natural Recall

Girovagando tra i campi e le calli veneziane non è così insolito imbattersi in piccoli o grandi giardini verdi, pubblici o privati, che si alternano, contrastandole, con le grigie lastre di trachite utilizzate per la pavimentazione della città.
Tra i tanti e più famosi giardini pubblici veneziani spiccano i Giardini della Biennale a pochi passi dai quali si trova una elegante e raffinata struttura liberty: la Serra dei Giardini.

La Serra dei Giardini a Venezia

È qui che il 22 novembre si sono dati appuntamento poeti visivi, artisti e graphic designer da tutto il mondo per l’inaugurazione di Natural Recall, le affinità elettive tra l'uomo e la natura. La mostra mira a raccontare, attraverso quarantadue opere grafiche e creative, il legame che unisce l'universo umano alle piante, agli alberi, ai fiori.
Il percorso espositivo nasce dalla selezione di opere pervenute al contest di comunicazione internazionale ideato dallo studio di comunicazione co.me con sede a Treviso e da Gtower, studio di progettazione visiva di Milano.
Ho avuto il piacere di essere presente all’inaugurazione e di ritrovare numerosi conoscenti ed amici. Tra un respiro e l’altro c’è stata la possibilità di fare quattro chiacchiere completamente verdi con Giulia Comba e Stefano Meneghetti dello studio co.me.


gdl Quando è stato piantato il seme di questa idea? Come è stata coltivata fino a diventare Natural Recall?
NR In realtà questo seme c’è sempre stato. Non ci rimaneva che trovare un terreno fertile coinvolgendo persone che avessero lo stesso desiderio di farlo crescere. Il tutto è iniziato casualmente con una telefonata e la Natura ha fatto il suo corso.

gdl I pastelli ed i pennelli per disegnare e colorare sono fatti di legno, la carta fatta con la cellulosa ma non credo si tratti solo questo… Quale è la relazione tra natura e arte allora?
NR È intrinseca la relazione tra natura e arte. Noi stessi siamo natura. Per capirlo la miglior cosa è andare a vedere la mostra ed immergersi nell'atmosfera di stretta relazione che si è creata tra le opere grafiche, la bellissima struttura della serra e le piante che la abitano.

Jerry Takigawa - Senza nome - Usa


gdl Natural Recall non è solo una mostra, ma un messaggio che vuole volare come polline che si diffonde nell’aria. Ce ne vuoi parlare?
NR Quello che ha fatto nascere questo progetto è il desiderio e la voglia di condividere la consapevolezza che il regno vegetale ha bisogno di essere riconosciuto, rispettato, tutelato.

gdl Quali saranno i nuovi semi da piantare in futuro?
NR Vorremmo portare in giro per il mondo la mostra e vorremmo far si che Natural Recall diventasse cassa di risonanza e spunto creativo per tutte quelle realtà sensibili al tema. (scuole, orti botanici, musicisti, associazioni e singoli individui …). 


Anna Pirolli - You'll see - Italy

gdl Una mostra viva, una mostra che respira anche grazie al sito naturalrecall.org. Cosa si può fare e trovare in questo sottobosco artistico? 
NR Il sito naturalrecall.org da la possibilità alle persone sensibili al tema di esprimere la propria affinità elettiva con una determinata pianta ed in generale con la natura, attraverso un testo e delle immagini. Colgo l’occasione per invitare chi ci sta leggendo a partecipare al progetto scrivendo un contributo che racconti il proprio incontro con la natura, con un albero, con una pianta, con un fiore.

gdl Grazie mille a te e a tutti gli altri seminatori. Ci rivediamo a Venezia fino al 28 dicembre, alla Serra dei Giardini, sotto quell’albero lì…

















giovedì 20 novembre 2014

i quattro elementi

Rappresentano i regni del cosmo, le sostanze archetipali dell'universo.
In essi ogni cosa esiste e consiste: sono il fuoco, l'acqua, la terra e l'aria, i quattro elementi che racchiudono in sé l'intera essenza del mondo.
Sono ancora le quattro radici platoniche, essenze che né si creano, né si distruggono, ma la cui unione determina la nascita, la separazione e la morte.
Secondo Pitagora, ancora, il fuoco rappresentava la compiutezza, l'aria la contrapposizione tra maschile e femminile, l'acqua la creazione e la terra la maternità.
Studiati fin dall'antichità, interpretati in tutte le culture, elementi fondanti di innumerevoli pratiche, fossero esse magiche, esoteriche, filosofiche, religiose o scientifiche, i quattro elementi rappresentano innegabilmente quattro dei pilastri della società umana. Senza i quali l'uomo non esisterebbe.
Per questo motivo, nei secoli, sono stati divinizzati, temuti, idolatrati, plasmati, sottomessi, ed utilizzati dalla società umana, rappresentando gli elementi chiave della sua evoluzione.


giovedì 30 ottobre 2014

Videozuma, un luogo incantevole ed incantato!

Riesumare vecchie amicizie ha spesso il sapore dolce della gioventù, dei momenti spensierati.
L’occasione di questo nuovo incontro, o meglio reincontro, con Raffaella Bonora e Marco Zuin ha avuto proprio questo sapore.
L’unione delle loro diverse esperienze personali e professionali, entrambe di alto livello, ha dato vita nel 2003 allo studio Videozuma un’eclettica casa di produzione video.
Autore e regista lui, organizzazione, promozione e ufficio stampa lei, fondono e concentrano le loro energie per l’ideazione e la realizzazione di  racconti visivi.
I loro video vantano la partecipazione a moltissimi Festival ed eventi di settore in ambito nazionale ed internazionale, con numerosi riconoscimenti, premi e menzioni speciali.
Oggi potrete scoprire insieme a me questo loro luogo incantevole ed incantato!


gdl A mo’ di “è nato prima l’uovo o la gallina”, è nata prima la vostra collaborazione o Videozuma?
VZ Videozuma è preesistente al nostro incontro. Nasce nel 2003 come esigenza di dare un nome alla mia futura attività di videomaker. L'incontro con Raffaella poi non ha niente a che vedere con il settore professionale... perché è prima di tutto mia moglie. Poi in questi ultimi anni ho capito quanto fosse importante la nostra collaborazione per poter dare uno sviluppo in più all'attività.

gdl Avete competenze diverse l’uno dall’altro. Come si sono avvicinate e come sono divenute complementari all’interno di Videozuma?
VZ È stata una cosa piuttosto naturale. Videozuma negli anni è cresciuta, anno dopo anno io ho capito di essere un regista e di avere bisogno delle competenze di Raffaella per approfondire e promuovere i contenuti di Videozuma che sono contenuti per documentari, video e cortometraggi.

gdl Nel vedere i vostri video si percepiscono due importanti aspetti che non mancano mai. Parliamo del primo: il sorriso. Non manca certo a chi vede un vostro video!
VZ Sì il sorriso con me nella vita non manca. Compito e scopo di Videozuma è quello di cercare di entrare in alcuni concetti a volte anche difficili e non certo votati al sorriso, però cerchiamo sempre di trovare in ogni storia che raccontiamo anche una chiave ottimistica sorridente.


gdl Il secondo aspetto: il sociale. Da cosa nasce questa ricerca e attenzione costante nel vostro lavoro?
VZ Potremmo definirlo un tocco, una sensibilità nel cercare di affrontare quelle che sono anche problematiche del quotidiano. Questo lo abbiamo trattato nei documentari che definirei sociali non nella classica accezione del termine ma perché riguardano la socialità tra le persone, in particolare nei progetti girati in Kenya ma anche in lavori che abbiamo fatto qui in Italia.

Daily Lydia, documentario breve

gdl Dal vostro lavoro emerge chiaro un messaggio: per parlare di cose serie non bisogna essere necessariamente tristi e noiosi…
VZ Hai colto proprio nel segno Giorgio! Molto spesso e negli anni questa cosa è mutata. Quando si parlava di genere documentario si ricorreva un po' ai ripari proprio per l'idea che si dava al termine di documentario, una cosa noiosa e triste, molto impegnata, invece il documentario apre delle finestre sul mondo e permette di vedere l'altro e di vedere anche se stessi attraverso l'altro.

gdl C’è un lavoro della vostra produzione a cui siete più affezionati?
VZ Ci si affeziona sempre a tutti i lavori ma forse è l'ultimo fatto e che stai promuovendo quello a cui attualmente siamo più affezionati. Penso al documentario ME,WE che è forse il primo film di 60 minuti a cui mi sono dedicato ma soprattutto perché affronta il tema che mi sta molto a cuore, ovvero il senso di comunità che cerca di coinvolgere anche le persone più deboli e le parti più deboli della società.

Me, We only through community, documentario

gdl Nella vostra carriera quale è stata la maggiore soddisfazione?
VZ La maggior soddisfazione sarà sicuramente per il prossimo progetto che faremo.

gdl A vostro giudizio quale è lo spazio di crescita nel nostro Paese per l’attività creativa e culturale?
VZ La cultura non può mancare in nessuna società e le difficoltà non possono che motivare ancora di più chi si occupa di cultura. Perché una società senza cultura non può esistere.
  
gdl Quali sono i progetti e i sogni nel cassetto per il futuro?
VZ Ti svelo in anteprima che stiamo iniziando a pensare al prossimo documentario che ci porterà nuovamente in Kenya nel 2015.
  
Grazie Raffaella, grazie Marco!

Marco e Raffaella
Videozuma


















domenica 26 ottobre 2014

Le città sottili

"...su fino alle girandole che sormontano le aeree impalcature d'Isaura,
città che si muove tutta verso l'alto."
Le città invisibili - Italo Calvino



Le città sottili


14x6,8 - tecnica mista
25ottobre2014

giovedì 23 ottobre 2014

donazioni atto primo

per tutti quelli che pensano che nessuno faccia più niente per niente
per tutti quelli che dicono che nessuno ti regala nulla

non è vero, ora ho le prove!
ecco la prima donazione arrivata oggi
...

 


grazie Silvia!
gdl

installazione servizi 2.0

ed ecco aggiornati i servizi offerti

sabato 18 ottobre 2014

verso Matera2019

Ieri la città di Matera è stata scelta quale 
Capitale Europea per la Cultura 2019!




Matera dagli anni ‘50 in poi è stata un importante luogo di sperimentazione, di innovazione, di attrazione di grandi cineasti e artisti, ma anche di feconda ibridazione tra personalità esterne e risorse locali.
Matera ha fatto grandi sforzi: da vergogna nazionale a prima città del Sud ad essere nominata patrimonio dell’umanità; da città misconosciuta ad una delle principali città d’arte da visitare; è una città che ha messo in atto alcuni importanti interventi di recupero, ma che non ha ancora valorizzato il suo enorme potenziale culturale.
..dalla candidatura delle città di Matera..


Forza Matera! Forza Basilicata!