lunedì 2 marzo 2015

Esposizione completa della teoria delle invarianti in architettura. Da Bruno Zevi a Franz Falanga.

Per chi ancora non avesse avuto modo di avvicinarsi al tema delle invarianti in architettura, ecco una ghiotta occasione che ci arriva direttamente dal blog dell'architetto Franz Falanga

La teoria delle invarianti di Falanga segue la precedente individuazione delle invarianti proposta e redatta dall'architetto Bruno Zevi e rintracciabile all'interno dell'esposizione sopra indicata.

l'architetto Bruno Zevi

Obiettivo volutamente provocatorio: fissare una serie di "invarianti" dell'architettura moderna, sulla base dei testi più significativi e paradigmatici.Bruno Zevi - Il linguaggio moderno dell'architettura Guida al codice anticlassico 1973 - Einaudi

mercoledì 25 febbraio 2015

franz falanga (in trappola) descrive giorgio de luca

Da oltre un anno ho il piacere e l’onore di frequentare con una certa assiduità il professore, architetto ed amico Franz Falanga, personaggio certamente singolare e, per così dire, controcorrente e fuori dal coro.
Con lui passiamo ore ed ore a chiacchierare su svariati temi dal design all’architettura, dalla scrittura alla  comunicazione. Insomma ci troviamo a disquisire sulla creatività in generale.
Se qualcuno di voi ha in mente il film i Laureati di Leonardo Pieraccioni c’è una scena, o meglio alcune battute, che rappresentano a pieno queste nostre disquisizioni. Mi riferisco alla scena in cui Leonardo parla del professor Antonio Galliano, suo docente delle superiori con cui è rimasto in contatto. E parlando dei loro incontri “con lui passo degli interminabili pomeriggi dove si parla, si parla, si parla, e non s’arriva mai a nulla.Però insieme si sta bene! E poi chi l’ha detto che si deve sempre arrivare a qualcosa?”, anche se ad onor del vero io e Franz, di tanto in tanto, riusciamo ad arrivare a concretizzare le nostre idee.
Un giorno un po’ per scherzo, un po’ per punzecchiarlo, quasi volessi metterlo davanti ad un esercizio, gli ho chiesto di descrivermi o rappresentarmi con la tecnica che lui preferiva e me ne sono andato. Mi sarei aspettato da lui un disegno, magari accompagnato da un testo e invece ha scelto la scrittura. Uno scritto a mio avviso divertente, quasi comico, che mi descrive in maniera essenziale e semplice.




Franz Falanga . 2015 . foto di giorgio de luca


L’amico e sodale Giorgio De Luca mi ha chiesto di scrivere la sua descrizione. Mi sono reso conto, subito dopo che lui era andato via, che mi aveva teso una trappola, nel senso che prima di dirgli di sì avrei dovuto pensarci su un attimo, con lui presente peraltro.
Ma lui è andato via, aveva degli impegni ed eccomi qui con il mio rovello. In primis devo pensare all’incipit, peraltro sapendo io, che dare un titolo ad un proprio brano e cominciare alla grande, si fa per dire, con un bell’incipit si è già, apparirà strano ma è così, alla metà dell’opera.
Per cui gomiti sul tavolo e testa fra le mani., mi sono messo a pensare finchè non è venuto fuori a salvarmi l’aver frequentato in lontanissime ere il liceo classico.  “Descrizione” mi chiede Giorgio, benissimo, riscrivo questa parola in altro modo DE – SCRIZIONE.  Orbene chi mastica latinorum sa benissimo che DE significa circa, a proposito, intorno. Di queste tre definizioni mi ha coinvolto la parola intorno. Scrivere “intorno” a Giorgio De Luca, dunque.
Un’altra pensatina, e senza che me ne accorgessi, sono diventato una mosca, o, meglio, un moscone, vista la mia età e la mia stazza. E che ti fa questo moscone? Decide, visto l’argomento, di “volare intorno” a Giorgio De Luca, cronometrando anche il tempo impiegato,  per cominciare ad imbastire un qualsivoglia teoria.
Il risultato è stato, che l’intero periplo, alla vita, di Giorgio De Luca è durato esattamente tre secondi e quattro decimi. Fatto interessante, ma non porta, me moscone, ad alcuna considerazione al riguardo. Per Giove! Utilizzerò come unità di misura Raoul Bova!  Volo quindi intorno a Raul Bova e cronometro anche qui i secondi impegnati per il periplo del signor Bova medesimo: esattamente due secondi e trentatrè decimi. Le conclusioni sono che, se per il gentilissimo signor Bova ho impiegato un tempo di rotazione inferiore a quello impiegato intorno a Giorgio De Luca, tutto ciò mi dice che il summenzionato Giorgio De Luca,  mio amico e sodale, è un filino più cicciottello di Raoul  Bova.
Ma non è finita qui, il periplo delle persone potrebbe interessare i mosconi, ma essendo io umanoide, non sono mai stato entusiasmato più di tanto dall’argomento periplo, per cui ridivento io, franz, architetto. Giorgio è geometra ed mi è venuto di pensare che, mentre io, architetto detesto cordialmente, ho detto cordialmente, gli ingegneri per ragioni che de - scriverò in un altro brano, vado invece d’accordissimo con i simpatici amici geometri. Perché, qualcuno di voi si chiederà?
Per due ragioni semplicissime: innanzi tutto perché i geometri sanno fare delle cose che noi architetti non sappiamo fare,  secondo di tutto perchè il mestiere del geometra, insieme ad un altro mestiere facilmente verificabile, è uno dei più vecchi del mondo. Euclide docet. Il geometra Euclide infatti, dopo le piene del Nilo, era chiamato dagli agricoltori egiziani perché era il miglior professionista del momento, capace con i suoi magici calcoli, a ridefinire i confini e i contorni dei vari poderi, confini e contorni cancellati dall’ultima piena del sacro Nilo.

Tanto in evasione dell’incarico ricevuto da Giorgio De Luca, mio amico e sodale. franz falanga 

venerdì 20 febbraio 2015

giovedì 12 febbraio 2015

Un foglio è il pavimento della stanza in cui gioco. Villacolle. Più che un asilo, una scelta.

C’è un piccolo borgo a due passi dal mare, alla periferia sud di Bari, immerso tra la tranquillità del contesto abitativo e ampi spazi verdi. È qui che è nato e si sta sviluppando il progetto Villacolle.
Più che un luogo, si tratta di un progetto educativo a misura di bambino basato principalmente sulla creatività.
Una sorta di scuola delle arti, una scuola laboratorio che gioca con le immagini, le parole, la natura.
Come bambini curiosi corriamo a scoprire assieme e grazie ad Annika De Tullio e Alma Tigre questo straordinario progetto e questa metodologia di apprendimento innovativa, a misura di bambino.


gdl Quando e come nasce l’idea, il progetto Villacolle?
Annika Il progetto Villacolle nasce ufficialmente il 5 settembre del 2011 con l’apertura di un asilo nido. Le sue radici circa venti anni fa, quando fui letteralmente invasa da una frase di Paul Klee: "Pur non così temerario da pensare di capire il nocciolo della creatività, sono curioso di spiarla quanto più è possibile". Con una laurea all’Accademia di belle arti di Bari in scenografia e costume e un innamoramento verso la scuola del Bauhaus.
Grazie alle parole di Klee sono entrata nelle scuole, dapprima private e poi anche pubbliche.
E’ in una di queste scuole che ho conosciuto Alma Tigre. In quel periodo aiutavo anche nella selezione del personale e il suo curriculum l’ho subito trovato interessante, chiamata e assunta! Liceo pedagogico, laurea in lettere, tutto con il massimo dei voti, musicista e soprano… insegnante e artista. Nacque dalla nostra conoscenza e amicizia la voglia di sperimentare sempre di più; spettacoli teatrali per bambini, laboratori, un giornale rivolto alle famiglie, bambini e docenti e quello che poi sarebbe stato l’inizio di un NUOVO METODO di lavoro per bambini dai 3 ai 10 anni tutto improntato sullo sviluppo creativo… da quindici anni lavoriamo con il Kinder Bauhaus, da circa otto anni con bambini dai tre mesi. Allora non avevamo ancora un nome per questo Metodo tutto da elaborare e sperimentare.



gdl Il vostro progetto mette perciò insieme educazione ed arte. Ci sono nel vostro progetto e lavoro personaggi di riferimento, educatori ed artisti che arricchiscano il progetto con elementi essenziali?
Annika + Alma L’essenziale di questo metodo è la SEMPLICITA’. Abbiamo da sempre pensato a una “scuola delle arti”, un Bauhaus dei bambini, come la scuola tedesca che per prima mise insieme arte e funzionalità. Abbiamo riscontrato in alcuni pedagogisti alcune tesi che avallavano le nostre intuizioni circa l’uso dell’arte nella didattica e della pratica, dell’esperienza personale come unica strategia vera per garantire a tutti la personalizzazione dell’apprendimento. Ciascun bambino, a qualsiasi età, si confronta con l’esperienza secondo le proprie possibilità. Bruner si è speso molto in tal senso, e prima di lui Rousseau, artisti come Munari, o filantropi come Steiner. L’arte costituisce una piattaforma d’apprendimento privilegiata perché nasce dal genio e dalle mani dell’artista e dunque lo coinvolge in tutto il suo essere: basta osservare un bambino per rendersi conto che è il suo naturale modo di porsi difronte all’esperienza. Furono Kandinskji, Mirò, Picasso e Klee tra gli artisti, i primi a cogliere la spendibilità artistica della natura infantile.
Attualmente un equipe di esperti nella Scuola di Palo Alto, negli Stati Uniti, sta conducendo degli studi sulla creatività che confermano le nostre intuizioni. Numerose sono le pubblicazioni a riguardo firmate da luminari come Cottreaux, Runko. Da noi è un metodo: KINDERBAUHAUS!

gdl Quale è il valore aggiunto di un’educazione legata all’arte e alla cultura fin dalla tenera età?
Alma Il valore aggiunto si racchiude fortemente in una frase di Munari che dice: la mente deve essere pronta, libera ed elastica, non deve conservare nessun modello se non a scopo culturale e di studio. La creatività e con essa la fantasia e l’invenzione, devono essere sempre disponibili e funzionare in perfetta armonia. Non si devono avere preconcetti, idee fisse, modelli predefiniti, stili da perpetuare. Tutte queste cose frenano la libera manifestazione della creatività.
Ed è così che un foglio può essere il luogo dove immaginare il proprio mondo possibile: diventa una casa, un giardino, un posto per giocare. Il foglio e' la strada della matita, del colore, di una penna, di un tappo: la finestra da cui guardare la mamma, il papà, me stesso come mi vedo adesso.
Un foglio fa un inchino e improvvisamente vi appare una linea invisibile che lo divide in due e sopra c'è il cielo e sotto c'è il mare...
La linea dell'orizzonte scompare all'occhio che guarda dividere il cielo col mare e appare a segnare il foglio delle mie storie. Diventa il rigo su cui scrivere: la scrittura è un disegno con un senso diverso da quello che si vede… la scrittura si vede, ma si legge… ti chiede di andare oltre la forma che sta nel disegno, per fare della forma una parola… il segno sta nel disegno e significa qualcosa… anche chi non sa scrivere lettere significa: significa che vuol dire qualcosa. Imparare a scrivere vuol dire imparare a usare la forma per far vedere cosa significa… e il segno l’ho fatto io, perché lo so fare!
Un foglio può essere largo stretto, lungo, corto, accartocciato, bucato, bianco, colorato, strappato ... un foglio può essere. Un foglio schiude la paura del vuoto, di quello che non si vede, che non c'è ancora e allora posso cominciare a raccontare quello che vedo, quello che sento, quello che mi invento. Un foglio può stare in orizzontale, in verticale, in obliquo, sospeso, appiccicato con lo scotch o con la colla, legato a un filo, chiuso in un libro, galleggiante su una pozzanghera d'acqua.  Il foglio è il luogo in cui si trovano l’identità e la forma: l’ombra. Io esisto. La luce mi incontra e si ferma. La luce e il buio sanno stare insieme: davanti e dietro di me. Sopra e sotto di me. Danzano e diventano colore e movimento Un foglio può essere di carta.... Ma anche di cartone, di corteccia d'albero, di plastica sottile e trasparente.
Un foglio è il pavimento della stanza in cui gioco, è lo spazio come l’ho vissuto io, come lo faccio io.
Tutto questo e' KINDERBAUHAUS.



gdl Anche gli ambienti non sono un elemento trascurabile. Verde, tranquillità ed eco compatibilità. Immagino sia il risultato di una scelta precisa. Da dove prende vita e come si è sviluppata?
Annika + Alma Villacolle è una villa di fine Ottocento circondata da un bellissimo parco, con la zona dell’agrumeto e l’orto di cui si occupano i bambini. Gli ambienti sono naturali ed ecologici, ogni stanza ha un colore diverso, abbiamo una biblioteca tutta in cartone per i bambini e i genitori.
Prende vita dalla volontà di educare i bambini verso la Felicità intrecciata con lo sviluppo dell’Osservazione. I nostri piccoli innaffiano, si prendono cura di un germoglio, i nostri bimbi dipingono le loro emozioni ascoltando musica jazz, classica, contemporanea; nessun megagioco gonfiabile, Play ground, ma solo alberi, pigne, fiori, formiche… I bambini sanno giocare con quello che a un adulto può apparire il nulla e invece è tutto.


Caro Giorgio tutto questo sicuramente prende vita dall’esperienza, dall’aver conosciuto tante realtà scolastiche e tutte con metodologia “standard”… schede prestampate con grandi mele rosse e l’indicazione data al bambino di colorare rispettando i bordi, libri con immagini stereotipate, il sole giallo con raggi e faccino, casetta col tetto a spiovente ed una striscia azzurra a raffigurare il cielo… nulla di più sbagliato per tantissimi motivi. A Villacolle non ci sono schede o libri… ma i bambini costruiscono il loro libro, la loro esperienza, pur raggiungendo gli stessi obiettivi didattici… anzi è come se conquistassero i cinque sensi più il sesto.

gdl Ascoltando quanto detto la mente vola subito al movimento Bauhaus. Ci sono e quali sono i punti in comune con quello che è stato uno dei più interessanti movimenti artistici e culturali del novecento?
Annika Il Bauhaus è la scuola delle arti e mestieri attiva a Weimar in Germania dal 1919 al 1925, poi  a Dessau fino al 1932 e per un ultimo anno a Berlino.
Il termine Bauhaus era stato ideato da Walter Gropius, architetto e designer, prendendo spunto dal termine medievale Bauhütte che indicava la  LOGGIA DEI MURATORI.
Ritengo che Gropius ci abbia pensato non poco nel scegliere un nome con così tanti significati intrinsechi, la LOGGIA è un elemento che in architettura definisce un luogo, una costruzione aperta integralmente almeno su un lato come un portico, coperto e solitamente  sostenuto da colonne ed archi.
Loggia dei MURATORI. AH CHE MERAVIGLIA!!! Pensando ad un muratore vengono immediatamente in mente le mani, mani sporche di gesso e in movimento, immagino la forza del costruire, dell’immaginare e realizzare. Il bello diventa anche utile.
Da qui l’idea di KINDERBAUHAUS: un metodo che parte da questa idea e che fa leva sui processi percettivi e cognitivi di ciascuno per l’apprendimento.


gdl Il vostro progetto potrebbe essere la continuazione di quel Bauhaus, tristemente interrotto dall’avvento del nazismo e dagli eventi bellici? Il Bauhaus ha ancora messaggi da trasmettere ai giorni nostri?
Annika Parto dall’ultima domanda: sicuramente SI! Questo l’ho imparato negli anni dell’Accademia dove ho avuto l’onore di conoscere un grande architetto, docente all’Accademia di Belle arti di Bari e di Venezia fino a qualche anno fa.
Il suo nome è Franz Falanga. Un insegnante unico. Negli anni ci ha unito e ci unisce ancora una grande amicizia. Certa, che sono quella che sono professionalmente grazie a lui. Per Franz il Bauhaus fu interrotto sul più bello, aveva ancora molto da dire e noi ne siamo convinti. Il nostro è un Bauhaus per l’educazione, per i Bambini, certo ispirato a quel Bauhaus e con molti punti in comune, ma che nel tempo ha maturato obiettivi nuovi e a noi sconosciuti… questa è la meraviglia, un metodo che si rinnova in continuazione. Uno studio continuo sugli stimoli dati solo dall’osservazione dei bambini e del loro fare, creare, costruire meraviglie.

gdl Vi era una scuola in Italia, in Toscana, che a mio avviso ha avuto nel suo metodo alcuni tratti in comune con il vostro progetto. Si tratta della scuola di Barbiana, dove don Lorenzo Milani, prete e maestro, educava i suoi bimbi con il “metodo” dell’imparare facendo, sperimentando le più svariate tematiche e tecniche. Avevate mai pensato a questa affinità?
Alma Ci abbiamo pensato. In comune abbiamo il privilegiare l’esperienza, il brain storming, il partire dalla pratica per elaborare la teoria, il tutoraggio fra pari, ma rispetto a Barbiana abbiamo come strumento e strategia di lavoro l’arte in ogni sua forma, degli obiettivi precisi e stabiliti nel tempo. Da qui un metodo vero e proprio, rispetto a Barbiana. Don Milani puntava principalmente a usare la scuola e quindi l’educazione, come strumento per la promozione della persona. Il nostro principale obiettivo è lo sviluppo della creatività, che contribuisce alla promozione sociale della persona.

gdl Il progetto Villacolle è replicabile, quantomeno negli intenti e nei tratti principali, in altre scuole? È possibile che con il tempo si crei una rete legata a questo metodo educativo?
Annika + Alma Una rete virtuosa ha già cominciato a generarsi alimentata prima dalla curiosità dei genitori che si sono avvicinati a Villacolle, poi dall’interesse degli addetti ai lavori, insegnanti, psicologici, attratti dai commenti dei genitori circa i risultati raggiunti dai bambini, la loro felicità nel venire all’asilo o a scuola, la pet education, l’orto, l’arte per imparare a leggere e scrivere, le chiacchiere tra bambini in spagnolo, italiano o inglese. Allora ci hanno chiesto di parlarne, di andare da loro, nelle loro scuole a spiegare, a contagiare.
Stiamo preparando la nostra prima pubblicazione sul metodo e una serie di “quaderni” operativi, per poter rendere nel tempo assolutamente replicabile il progetto. Pur mantenendo la convinzione che ogni Villacolle del futuro sarà diversa. Non migliore o peggiore. Sempre, però, diversa.
Da qualche anno, con successo, portiamo pezzetti di Villacolle nelle scuole pubbliche o private che ce ne fanno richiesta, attraverso progetti con i bambini e formazione alle insegnanti. Non siamo “gelose” del nostro metodo, il nostro sogno è divulgare il più possibile per il bene dei bambini e del loro futuro. Un bambino creativo sarà un adulto creativo capace di superare qualsiasi crisi e difficoltà!


gdl - Grazie mille, del vostro “vivere ed educare colorato” e dei vostri splendidi sorrisi.
Annika + Alma Grazie a te che ci hai dato questa importante possibilità di parlare di una scuola, di un metodo che giorno dopo giorno sta raggiungendo con piccoli passi tutto il territorio nazionale.



www.villacolle.org


Tutte le immagini dei bimbi e delle attività sono di proprietà di Villacolle
che ne detiene diritti ed autorizzazioni 
RIPRODUZIONE VIETATA

lunedì 26 gennaio 2015

Una conversazione a tre nella cucina di Barbiana. Pensieri di Giorgio De Luca, Antonio Di Palma e Sandra Gesualdi sull’opera dedicata a Don Lorenzo Milani

Trovare il proprio nome tra i ringraziamenti del catalogo [1] di una mostra di rilevanza nazionale non è affare di tutti i giorni.
È quanto è accaduto dopo aver collaborato alla realizzazione della mostra progettata e promossa dalla FDLM Fondazione Don Lorenzo Milani intitolata Il linguaggio Universale del Silenzio – Don Lorenzo Milani nell’opera di Antonio Di Palma. Inaugurata i primi giorni di dicembre 2014, rimarrà aperta fino a fine gennaio 2015 presso la cripta della Basilica di San Lorenzo a Firenze.
Il progetto presenta l’opera dell’artista italo canadese Antonio Di Palma ispirata a don Milani e alla sua scuola. Un monumentale trittico in legno sapientemente foggiato e dipinto sul quale Di Palma proietta immagini fotografiche d’epoca della scuola di Barbiana.

Il monumentale trittico in legno di Antonio di Palma
Il lavoro del Di Palma è introdotto dalla mostra fotografica Barbiana e la sua scuola, a cura di Sandra Gesualdi e Pamela Giorgi, frutto di un primo riordino dell’archivio fotografico della Fondazione Don Lorenzo Milani.
La scelta di Di Palma non è certo casuale: considerato negli anni ottanta uno dei giovani più promettenti delle nuove avanguardie italiane, lasciò per scelta e dissenso gli ambienti delle gallerie e delle Biennali per ritirarsi proprio a Barbiana, dove ha continuato a lavorare in modo indipendente.

un giovanissimo Antonio Di Palma
Onda Mediterranea . 1990 Antonio Di Palma

L’opera prende spunto proprio dal profondo silenzio che trovò don Lorenzo quando giunse su quella montagna, silenzio che anche l’artista ha imparato a conoscere e sperimentare in questi oltre venti anni di residenza sul Monti Giovi.
Solo dopo le fatiche, le emozioni e le soddisfazioni dell’inaugurazione della mostra a Firenze, sfogliando e leggendo il catalogo della mostra, emergono pensieri e riflessioni sui luoghi ed i personaggi le cui storie si intrecciano nell’opera di Antonio Di Palma.
Riflessioni condivise ed approfondite durante una serata di dicembre nella cucina della canonica di Barbiana, proprio con i due principali protagonisti di questa mostra, nonché amici: l’artista Antonio Di Palma e la curatrice Sandra Gesualdi.

L'ingresso alla scuola di Barbiana
2014 foto di giorgio de luca

L'ingresso alla cucina della canonica di Barbiana
2014 foto di giorgio de luca
Come spesso accade, Antonio non risparmia i racconti pieni di energia sulla sua giovinezza e sulla sua esperienza artistica partita sotto la cura di grandi critici e storici come Achille Bonito Oliva e Renato Barilli e poi chiusa repentinamente per valutazione personale. Il tutto senza rimpianti o pentimenti, aspetto tipico di chi ha affrontato le proprie scelte, guidato dalla coscienza e dall’etica.

“Ero giovane, iniziavo ad essere conosciuto, stavo lavorando bene e mi hanno escluso dalla Biennale di Venezia. Ma mica mi sono fermato. Ho semplicemente deciso di continuare a fare arte in un altro luogo, lontano da tutto e da tutti. Ho trovato un casolare quassù a Castello, l’ho acquistato e ristrutturato e qui ho posto la mia dimora. Tra i boschi ed i campi, sulle pendici del Monte Giovi. A curare gli animali e la terra. Ma ho continuato a creare, in silenzio.”

Dalle pagine del catalogo emerge come il racconto della giovinezza di Antonio sia imprescindibile da quello che sarà il suo percorso umano e professionale. Un racconto che completa quello del suo esilio auto imposto a Barbiana.
Ai lettori più attenti che abbiano un minimo di conoscenza delle vicende di don Lorenzo Milani, prete e maestro, ma ancor prima uomo e artista, può colpire pensare ad un parallelo tra le vite di questi due personaggi.
Entrambi nel momento della loro ascesa umana e professionale si ritrovarono a Barbiana, esiliati dal mondo, privati di molte forme di relazione sociale. Un luogo che accompagna entrambi, in un percorso simile, differente solo per un lasso temporale di qualche decina d’anni.
Qualcuno potrebbe aver da ridire su questo parallelo, sull’influenza del luogo per le vicende di entrambi. Tant’è che sia don Lorenzo Milani, sia Antonio Di Palma si sono ritrovati a vivere sulle pendici del Monte Giovi. Poche centinaia di metri distanziano la piccola canonica e chiesa di Barbiana dalla casa studio di Antonio, ma avvolte entrambe dal silenzio della montagna. Proprio questo silenzio è il fattore determinante per innescare le riflessioni e le conseguenti azioni di entrambi.
Non sapremo mai se l'esilio di Antonio Di Palma avrebbe avuto la stessa evoluzione e lo stesso parallelismo con don Lorenzo Milani anche se fosse avvenuto altrove. Ma a noi tre (e non solo), che siamo innamorati di questo posto incantevole che è Barbiana, piace pensare di si.
Rimane comunque curioso ed interessante il fatto che in questo luogo si siano svolti due esili che si possono accomunare ma in tempi diversi. Tutto, per così dire, sotto lo stesso cielo.
Non è difficile pertanto pensare al fatto che Antonio, immerso in questo luogo significativo, la cui storia ha imparato ed apprezzato solo dopo il suo arrivo e la conoscenza di Michele [2], abbia voluto porgere il suo personale omaggio al più celebre attore di quell'avventura conosciuta come la scuola di Barbiana.

La scorsa estate soggiornai alcuni giorni a Barbiana per lavorare sugli archivi fotografici di mio padre. Un fondo di immagini in bianco e nero su quell'esperienza che lui ha vissuto in prima persona e che gli è servita poi, nell’incedere futuro, come guida e fonte di ispirazione per le scelte e azioni.
Trascorrere del tempo con quelle foto, per ricostruirne la narrazione collaterale, è stato come ri-conoscere pezzi inconsci di biografia collettiva e personale.
Le foto di quei piccoli ragazzi così assorti e avidi di studio rivelano percezioni e sentimenti riconducibili ad una memoria comune.
Quella di un’attitudine umana che tende a migliorare il proprio stato e il ricordo di una tensione verso un incessante progredire. 
Il lavoro sull'archivio, messo poi a disposizione della Fondazione DLM per i suoi progetti didattico-divulgativi ha permesso di accumulare diverse immagini d'epoca, selezionarle, datarle, ricostruirne la fonte, l'autore e catalogarle.
Da ignoti scatti relegati ad album privati, son divenute patrimonio messo generosamente a disposizione della collettività per ampliare la finestra sull'esperienza che fu la scuola di Barbiana (1956-1968).
Conoscevo da qualche anno Di Palma.
Frequentava convivialmente casa di mio padre dietro la chiesa. Nei campi sottostanti tiene tutt'oggi, allo stato brado, i suoi animali da pascolo.
Nelle pause dal lavoro agricolo si presentava con qualche rivista d'arte per disquisire sulle nuove tendenze in voga a Parigi o a New York, spesso rammaricandosi perché l'arte stava diventando solo business, spesso svuotata di concetti[..].
Capitò un giorno a casa mentre avevo le foto della scuola e di don Milani distribuite sul tavolo per catalogarle.
Di Palma ne rimase visibilmente colpito. Gli preparai un dischetto con una selezione di cinque di loro.
Quelle foto speciali attecchirono  la sua  frenesia creativa e con squisita naturalezza finirono proiettate sulle tavole cromate.
Un anno dopo nacque l’opera Il linguaggio universale del silenzio.[3]

La chiesa e la canonica di Barbiana
2012 foto di giorgio de luca
Il giovane artista che era fuggito dalle lobby e dai meccanismi dell’arte è divenuto un uomo, senza perdere la sua umiltà e la sua semplicità.

“Io lavoro nel bosco e nei campi. E qui le cose funzionano in maniera semplice. E con la stessa autenticità è stata realizzata quest’opera, attraverso l’accostamento di materiali genuini, come il legno di pioppo che messi insieme creano un’opera potente, un omaggio a don Lorenzo. Ma chi lo dice che le cose semplici non possano asserire grandi cose? Cose importanti e profonde.”

È con la stessa apparente semplicità che materiali e tecniche, si sono uniti tra loro in una ricerca concettuale e stilistica sperimentale, spinti dall’esuberante forza creatrice ed innovativa del Di Palma. Un progetto che sintetizza e privilegia sia il processo intellettuale e ideatore dell’artista che il risultato concreto dell’opera.
Un connubio di elementi che si intrecciano tra loro attraverso un’armonia di colori e luci, raccontando in maniera meravigliosa una storia, quella della scuola di Barbiana.


Scritto a quattro mani, da un’idea di Giorgio De Luca
Giorgio De Luca e Sandra Gesualdi

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Note
[1] Il Linguaggio Universale del silenzio. Don Lorenzo Milani nell’opera di Antonio Di Palma, a cura di Sandra Gesualdi, ed. Noferini, 2014. Testo critico di Renato Barilli
[2] Michele Gesualdi, uno dei primi ragazzi della scuola di Barbiana attualmente Presidente della FDLM Fondazione Don Lorenzo Milani
[3] Dal catalogo si veda nota 1

martedì 20 gennaio 2015

lunedì 12 gennaio 2015

vegetazione abusiva

Passeggiando spensierati per sentieri isolati ed immersi nella natura, capita di imbattersi in strane forme di vegetazione abusiva
Segni del passaggio dell'uomo.
Segni dell'eterna lotta tra natura e uomo.


vegetazione abusiva nel greto del Piave
2014 . foto di giorgio de luca
vegetazione abusiva nel greto del Piave
2014 . foto di giorgio de luca
vegetazione abusiva nel greto del Piave
2014 . foto di giorgio de luca

giovedì 1 gennaio 2015

Capodanno dal retrogusto amaro

Peggy Guggenheim Collection . Venezia
2005 . foto di giorgio de luca

per un nuovo anno
d'arte, architettura e design
Buon 2015
gdl