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L'altra metà di me > ricerche, riflessioni e appunti di architettura, design e arte (ma non solo..) di giorgio de luca
Vuria perdarme a Venexia
Per ritrovar pensieri densi e leggeri.
Cuori impavidi oramai perduti.
Visioni panoramiche e dettagli.
Perdermi e ripartire.
30gennaio2021
Alla piccola G
- Papà cos'è questo dolore al centro del petto, vicino al cuore?
- L’Amore!
- E fa sempre
così male?
- Si
13gennaio2021
La giornata è grigia e fredda, ma mi trovo a un km da Tomba Brion e manco da molto. Non posso esimermi da una fugace visita prima di rientrare in ufficio.
E così eccomi dopo pochi minuti a varcare il cancelletto che porta alla parte privata di Tomba Brion che in questo periodo è in ristrutturazione ed ecco subito i segni del cantiere, affiancare la meravigliosa architettura di Carlo Scarpa.
E' un luogo speciale questo, almeno per me, un luogo dove medito e penso in quel silenzio che sembra parlare e consigliare nei momenti più difficili.
Quel silenzio lo si ritrova anche oggi, nonostante il cantiere. Silenzio rotto dalle flebili voci dei restauratori e da qualche delicato rumore delle attrezzature utilizzate.
Il grigio del cielo e l'aria pungenti si sposano ad alcuni scatti rubati in bianco e nero.
Altivole, 15 dicembre 2020
giorgio de luca
Link ai post dedicati a Tomba Brion di Carlo Scarpa
http://gdltrace.blogspot.com/search?q=brion
Oggi voglio parlarvi del libro I Folli di Dio di Mario Lancisi (Edizioni San Paolo).
Ci tengo particolarmente perché all'interno si parla molto di una figura a me molto cara Don Lorenzo Milani, che Papa Francesco ha definito come "un credente innamorato della Chiesa, anche se ferito, e un educatore appassionato" e di un luogo, Barbiana dove Don Lorenzo ha vissuto e compiuto la sua opera a favore degli ultimi.
Don Lorenzo Milani non è il solo protagonista di questo testo, a lui si affiancano I Folli di Dio, personaggi del calibro di Giorgio La Pira, padre Balducci, il cardinale Elia Dalla Costa, don Giulio Facibeni e molti altri attori del panorama fiorentino del dopoguerra.
Sono le azioni folli dei protagonisti di questi fatti ad essere straordinarie, spinte dall'insegnamento e dall'amore per il Vangelo. Il che li porta ad ottenere grandi consensi e risultati ancora oggi attuali e riconoscibili, ma anche grandi contrasti e contestazioni, che spesso porteranno questi personaggi ad essere messi all'angolo ma mai dimenticati.
Una vita la loro spesa e vissuta con l'unico interesse e scopo di porre attenzione ai poveri, agli ultimi, all'ingiustizia sociale e a una economia giusta.
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Link per l'approfondimento
Scheda del libro sul sito Edizioni San Paolo
https://www.gruppoeditorialesanpaolo.it/area-stampa/2020/i-folli-di-dio-la-pira-balducci-e-gli-anni-dell-isolotto-di-mario-lancisi
Alla faccia di chi la fa semplice e chi nega.
Poi dopo qualche giorno i sintomi arrivano anche qui, più o meno lievi, subdoli. Febbre, brividi, tosse, naso che cola. E mentre prendi una bella Tachipirina pensi "va beh dai, è poco più di una normale influenza". E via in fila per il primo tampone, l'attesa del risultato, dopo poche ore: positivo. E via la verifica con il secondo, il molecolare, di nuovo positivo.
Arrivi e subito vieni messo in isolamento e bombardato di mille domande, test e analisi per verificare il tutto. E alla fine dopo un po' di ore la diagnosi: insufficienza respiratoria in paziente Covid positivo SARS-coronavirus associato. La dottoressa del pronto soccorso lo annuncia, "Giorgio non vediamo nulla di grave ma hai bisogno di ossigeno, non tanto. Ti dobbiamo ricoverare ma qui siamo pieni e non abbiamo più posti letto, quindi ti trasferiamo a Vittorio Veneto".
E alla fine arriva un medico "Giorgio ho visto la tua TAC e preferiamo portarti sopra in pneumologia per seguirti meglio. Così se hai bisogno di ossigeno in maniera diversa riusciamo a essere pronti". E così entri in terapia semi intensiva.
Qui cambiano strategia, l'ossigeno aumenta e di molto e rimane la stessa sensazione di non saper più respirare, di non riuscire ad avere aria. Il monitor controlla ogni momento il corpo e tutti i parametri essenziali. Non puoi alzarti dal letto perché la saturazione è bassa e non è conveniente. Nel frattempo un bombardamento di farmaci tiene sotto controllo i sintomi e la febbre.
Dopo qualche giorno finalmente si inizia a migliorare ma l'ossigeno è onnipresente i farmaci non calano, e capisci che la strada è quella giusta ma sarà ancora lunga. Però ogni giorno un pochino migliora, l'aria sembra ritrovare la strada nei polmoni, il respiro sembra tornare lentamente alla normalità. E allora anche i pensieri e le paure iniziano a distendersi e farsi meno pressanti. Si inizia anche a chiacchierare con il compagno di stanza che oramai è in via di guarigione, con le infermieri e i medici, angeli custodi della nostra salute. E tra le chiacchiere scattano anche conoscenze in comune, e scopri come è piccolo il mondo e torna anche la consueta voglia di ridere e scherzare.
E giorno dopo giorno, senti le forze tornare e riprendersi il loro spazio anche se la stanchezza è davvero molta e serve riposare e non esagerare. E alla fine arriva, il momento in cui ti dicono "Giorgio oggi proviamo a togliere l'ossigeno" e inizi a respirare l'aria dell'ambiente e l'aria torna a riempire i polmoni, il respiro sembra sempre più normale. Da quel momento è il momento della rinascita, ogni momento sembra migliorare qualcosa e ti sembra di uscire da quell'incubo che ha infuso così tanta paura alla tua mente e al tuo corpo mandandolo in completa confusione. La situazione migliora nettamente giorno dopo giorno, e si avvicina il momento di uscire dopo tutti gli esami di routine e qualche accertamento che i medici hanno voluto esaminare. Manca l'ultimo passaggio il tampone che ci fa attendere ancora qualche giorno: negativo. Per la situazione a casa, gli spazi limitati, la presenza della famiglia negativa e di una bimba, i medici preferiscono una qualche garanzia in più e si decide di effettuare un secondo tampone e i tempi si allungano ancora un po'. Una giornata interminabile di attesa e alla fine arriva l'esito: negativo. E allora le dimissioni paventate già da qualche giorno diventano realtà. Si rientra a casa. Agli affetti e al calore familiare che mancava oramai da tre lunghissime settimane.
Ci sarà una cura da seguire per settimane e c'è ancora davvero tanta stanchezza, ma oramai ne siamo fuori. Ora ci dedicheremo del tempo per un po' di relax e per il recupero.
GRAZIE alle centinaia di persone che si sono fatte sentire con i pensieri, con i messaggi, con le preghiere e che mi hanno dimostrato nel momento del bisogno un affetto smisurato.
GRAZIE ai medici, agli infermieri alle OSS e a tutto il personale dei reparti di medicina e pneumologia dell'Ospedale di Vittorio Veneto (e con loro tutti quelli d'Italia) per l'amore la dedizione, spirito di servizio con cui lavorano e assistono i pazienti. Un lavorio costante e continuo che va ben oltre i meri obblighi professionali.
GRAZIE alla possibilità di avere tempo e silenzio che mi hanno permesso di fare bilanci, riflessioni, pensieri e avere prospettive nuove per il futuro e per nuovi progetti.
Grazie Covid19, ma ora vedi di toglierti dai piedi...
E fate attenzione, non succede sempre e solo agli altri, purtroppo!
Giorgio De Luca