lunedì 26 gennaio 2015

Una conversazione a tre nella cucina di Barbiana. Pensieri di Giorgio De Luca, Antonio Di Palma e Sandra Gesualdi sull’opera dedicata a Don Lorenzo Milani

Trovare il proprio nome tra i ringraziamenti del catalogo [1] di una mostra di rilevanza nazionale non è affare di tutti i giorni.
È quanto è accaduto dopo aver collaborato alla realizzazione della mostra progettata e promossa dalla FDLM Fondazione Don Lorenzo Milani intitolata Il linguaggio Universale del Silenzio – Don Lorenzo Milani nell’opera di Antonio Di Palma. Inaugurata i primi giorni di dicembre 2014, rimarrà aperta fino a fine gennaio 2015 presso la cripta della Basilica di San Lorenzo a Firenze.
Il progetto presenta l’opera dell’artista italo canadese Antonio Di Palma ispirata a don Milani e alla sua scuola. Un monumentale trittico in legno sapientemente foggiato e dipinto sul quale Di Palma proietta immagini fotografiche d’epoca della scuola di Barbiana.

Il monumentale trittico in legno di Antonio di Palma
Il lavoro del Di Palma è introdotto dalla mostra fotografica Barbiana e la sua scuola, a cura di Sandra Gesualdi e Pamela Giorgi, frutto di un primo riordino dell’archivio fotografico della Fondazione Don Lorenzo Milani.
La scelta di Di Palma non è certo casuale: considerato negli anni ottanta uno dei giovani più promettenti delle nuove avanguardie italiane, lasciò per scelta e dissenso gli ambienti delle gallerie e delle Biennali per ritirarsi proprio a Barbiana, dove ha continuato a lavorare in modo indipendente.

un giovanissimo Antonio Di Palma
Onda Mediterranea . 1990 Antonio Di Palma

L’opera prende spunto proprio dal profondo silenzio che trovò don Lorenzo quando giunse su quella montagna, silenzio che anche l’artista ha imparato a conoscere e sperimentare in questi oltre venti anni di residenza sul Monti Giovi.
Solo dopo le fatiche, le emozioni e le soddisfazioni dell’inaugurazione della mostra a Firenze, sfogliando e leggendo il catalogo della mostra, emergono pensieri e riflessioni sui luoghi ed i personaggi le cui storie si intrecciano nell’opera di Antonio Di Palma.
Riflessioni condivise ed approfondite durante una serata di dicembre nella cucina della canonica di Barbiana, proprio con i due principali protagonisti di questa mostra, nonché amici: l’artista Antonio Di Palma e la curatrice Sandra Gesualdi.

L'ingresso alla scuola di Barbiana
2014 foto di giorgio de luca

L'ingresso alla cucina della canonica di Barbiana
2014 foto di giorgio de luca
Come spesso accade, Antonio non risparmia i racconti pieni di energia sulla sua giovinezza e sulla sua esperienza artistica partita sotto la cura di grandi critici e storici come Achille Bonito Oliva e Renato Barilli e poi chiusa repentinamente per valutazione personale. Il tutto senza rimpianti o pentimenti, aspetto tipico di chi ha affrontato le proprie scelte, guidato dalla coscienza e dall’etica.

“Ero giovane, iniziavo ad essere conosciuto, stavo lavorando bene e mi hanno escluso dalla Biennale di Venezia. Ma mica mi sono fermato. Ho semplicemente deciso di continuare a fare arte in un altro luogo, lontano da tutto e da tutti. Ho trovato un casolare quassù a Castello, l’ho acquistato e ristrutturato e qui ho posto la mia dimora. Tra i boschi ed i campi, sulle pendici del Monte Giovi. A curare gli animali e la terra. Ma ho continuato a creare, in silenzio.”

Dalle pagine del catalogo emerge come il racconto della giovinezza di Antonio sia imprescindibile da quello che sarà il suo percorso umano e professionale. Un racconto che completa quello del suo esilio auto imposto a Barbiana.
Ai lettori più attenti che abbiano un minimo di conoscenza delle vicende di don Lorenzo Milani, prete e maestro, ma ancor prima uomo e artista, può colpire pensare ad un parallelo tra le vite di questi due personaggi.
Entrambi nel momento della loro ascesa umana e professionale si ritrovarono a Barbiana, esiliati dal mondo, privati di molte forme di relazione sociale. Un luogo che accompagna entrambi, in un percorso simile, differente solo per un lasso temporale di qualche decina d’anni.
Qualcuno potrebbe aver da ridire su questo parallelo, sull’influenza del luogo per le vicende di entrambi. Tant’è che sia don Lorenzo Milani, sia Antonio Di Palma si sono ritrovati a vivere sulle pendici del Monte Giovi. Poche centinaia di metri distanziano la piccola canonica e chiesa di Barbiana dalla casa studio di Antonio, ma avvolte entrambe dal silenzio della montagna. Proprio questo silenzio è il fattore determinante per innescare le riflessioni e le conseguenti azioni di entrambi.
Non sapremo mai se l'esilio di Antonio Di Palma avrebbe avuto la stessa evoluzione e lo stesso parallelismo con don Lorenzo Milani anche se fosse avvenuto altrove. Ma a noi tre (e non solo), che siamo innamorati di questo posto incantevole che è Barbiana, piace pensare di si.
Rimane comunque curioso ed interessante il fatto che in questo luogo si siano svolti due esili che si possono accomunare ma in tempi diversi. Tutto, per così dire, sotto lo stesso cielo.
Non è difficile pertanto pensare al fatto che Antonio, immerso in questo luogo significativo, la cui storia ha imparato ed apprezzato solo dopo il suo arrivo e la conoscenza di Michele [2], abbia voluto porgere il suo personale omaggio al più celebre attore di quell'avventura conosciuta come la scuola di Barbiana.

La scorsa estate soggiornai alcuni giorni a Barbiana per lavorare sugli archivi fotografici di mio padre. Un fondo di immagini in bianco e nero su quell'esperienza che lui ha vissuto in prima persona e che gli è servita poi, nell’incedere futuro, come guida e fonte di ispirazione per le scelte e azioni.
Trascorrere del tempo con quelle foto, per ricostruirne la narrazione collaterale, è stato come ri-conoscere pezzi inconsci di biografia collettiva e personale.
Le foto di quei piccoli ragazzi così assorti e avidi di studio rivelano percezioni e sentimenti riconducibili ad una memoria comune.
Quella di un’attitudine umana che tende a migliorare il proprio stato e il ricordo di una tensione verso un incessante progredire. 
Il lavoro sull'archivio, messo poi a disposizione della Fondazione DLM per i suoi progetti didattico-divulgativi ha permesso di accumulare diverse immagini d'epoca, selezionarle, datarle, ricostruirne la fonte, l'autore e catalogarle.
Da ignoti scatti relegati ad album privati, son divenute patrimonio messo generosamente a disposizione della collettività per ampliare la finestra sull'esperienza che fu la scuola di Barbiana (1956-1968).
Conoscevo da qualche anno Di Palma.
Frequentava convivialmente casa di mio padre dietro la chiesa. Nei campi sottostanti tiene tutt'oggi, allo stato brado, i suoi animali da pascolo.
Nelle pause dal lavoro agricolo si presentava con qualche rivista d'arte per disquisire sulle nuove tendenze in voga a Parigi o a New York, spesso rammaricandosi perché l'arte stava diventando solo business, spesso svuotata di concetti[..].
Capitò un giorno a casa mentre avevo le foto della scuola e di don Milani distribuite sul tavolo per catalogarle.
Di Palma ne rimase visibilmente colpito. Gli preparai un dischetto con una selezione di cinque di loro.
Quelle foto speciali attecchirono  la sua  frenesia creativa e con squisita naturalezza finirono proiettate sulle tavole cromate.
Un anno dopo nacque l’opera Il linguaggio universale del silenzio.[3]

La chiesa e la canonica di Barbiana
2012 foto di giorgio de luca
Il giovane artista che era fuggito dalle lobby e dai meccanismi dell’arte è divenuto un uomo, senza perdere la sua umiltà e la sua semplicità.

“Io lavoro nel bosco e nei campi. E qui le cose funzionano in maniera semplice. E con la stessa autenticità è stata realizzata quest’opera, attraverso l’accostamento di materiali genuini, come il legno di pioppo che messi insieme creano un’opera potente, un omaggio a don Lorenzo. Ma chi lo dice che le cose semplici non possano asserire grandi cose? Cose importanti e profonde.”

È con la stessa apparente semplicità che materiali e tecniche, si sono uniti tra loro in una ricerca concettuale e stilistica sperimentale, spinti dall’esuberante forza creatrice ed innovativa del Di Palma. Un progetto che sintetizza e privilegia sia il processo intellettuale e ideatore dell’artista che il risultato concreto dell’opera.
Un connubio di elementi che si intrecciano tra loro attraverso un’armonia di colori e luci, raccontando in maniera meravigliosa una storia, quella della scuola di Barbiana.


Scritto a quattro mani, da un’idea di Giorgio De Luca
Giorgio De Luca e Sandra Gesualdi

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Note
[1] Il Linguaggio Universale del silenzio. Don Lorenzo Milani nell’opera di Antonio Di Palma, a cura di Sandra Gesualdi, ed. Noferini, 2014. Testo critico di Renato Barilli
[2] Michele Gesualdi, uno dei primi ragazzi della scuola di Barbiana attualmente Presidente della FDLM Fondazione Don Lorenzo Milani
[3] Dal catalogo si veda nota 1