giovedì 19 novembre 2015

Expo dopo Expo. Quale futuro per quest'area?

A qualche settimana dalla chiusura dell'Esposizione Universale di Milano, riprendo una riflessione legata scaturita dopo la mia visita di agosto all'Expo, considerazioni non tanto legate ai contenuti, ma alla sua dislocazione e al suo futuro da un punto di vista architettonico ed urbanistico. 



Soprassiedo sul fatto che un evento di tale portata possa essere considerato facilmente “la sagra delle buone intenzioni”, un luogo cioè dove i contenuti ed i temi esposti siano ridondanti attraversando i vari padiglioni. Ma questo credo faccia parte del gioco, specie per un’Esposizione Internazionale che ha un tema specifico.
Quanto sopra esposto risulta però avere una certa rilevanza, se quanto accade per la realizzazione (prima, durante e dopo) sia incoerente ed in contrasto con le tematiche proposte, molto legate al concetto più ampio di sostenibilità
La prima riflessione mi porta a fare un salto nel passato: la scelta dell’area. Perché si è pensato alla realizzazione di una nuova area, senza pensare ad esempio, di usare gli stessi investimenti per migliorare le infrastrutture circostanti e rimodernare l’area della Fiera di Rho, in maniera da ottenere un vantaggio fruibile anche per il futuro? Vista anche la vicinanza logistica era proprio necessaria la realizzazione di questa mastodontica nuova area? Inoltre volendo fare un salto al presente, per quanto ho potuto vedere esistono diverse opere ed infrastrutture affini, non ancora del tutto completate.


La domanda/riflessione successiva quindi sorge spontanea. Quale futuro per l’immensa area Expo? Non ho seguito in maniera particolare e diretta la cosa, ma ricordo lo stato di quell’area in quanto zona di passaggio fin da piccolo per raggiungere i parenti. Si trattava di un’area verde, ora completamente urbanizzata per un evento che durerà alcuni mesi. E poi? Questa immensa area troverà un reale utilizzo o rimarrà una cattedrale nel deserto a ricordo di un grande evento? Ho sentito di varie proposte sul futuro dell’area: un nuovo stadio, una cittadella universitaria, ma quali reali prospettive si stanno aprendo e delineando?

Ho avuto il piacere nel tempo di discutere di questi temi con vari esperti del settore, tra cui Antonio Angelillo, direttore del Master in Architettura del Paesaggio Barcellona Milano e ACMA Centro Italiano di Architettura
Sulla questione Expo si scateneranno nei prossimi mesi molti soggetti interessati ad appropriarsi paternità di idee sul futuro dell’area.

La verità è che quell’area, Expo o non Expo doveva essere un affare immobiliare.  Qualcuno ha preso ora la patata bollente in mano. Verosimilmente quell’area verrà acquisita dalle Banche che procederanno allo smembramento. Fisicamente potrà rimanere lì, in quel modo, per altri vent’anni. Comunque di questo ne parleremo nella pubblicazione che stiamo completando e pubblicando su paesaggio.it, con raccolta di diverse opinioni.
Ti ringrazio molto per i tuoi pensieri. A presto.
Antonio
La pubblicazione Expo dopo Expo pubblicato
a cura del Master Architettura Paesaggio 

Questo suo intervento di fine settembre 2015 va certamente integrato alla luce di alcuni sviluppi sull'argomento. Ecco cosa ci dice oggi Antonio.
La novità è che lo Stato è subentrato con un nuovo progetto per coprire i costi iniziali dell'Expo, quello dell'acquisizione delle aree oltre che allo smantellamento delle strutture.

Quello di Antonio Angelillo è solo uno dei numerosi interventi riguardanti gli sviluppi futuri dell'area Expo a Milano.E' infatti disponibile oramai una vasta gamma di riflessioni ed approfondimenti sul tema Expo dopo Expo.

Non ci resta che rimanere in attesa di quelli che saranno gli sviluppi reali attorno ad un'area che ha ospitato, nel bene e nel male, un evento di importanza e rilevanza internazionale quale è stato l'Expo 2015 di Milano.

Un doveroso e particolare ringraziamento va ad Antonio Angelillo (www.antonioangelillo.itper l'impegno profuso su tale tematica e per la sua generosa disponibilità.



Alcuni link per l'approfondimento