mercoledì 25 febbraio 2015

franz falanga (in trappola) descrive giorgio de luca

Da oltre un anno ho il piacere e l’onore di frequentare con una certa assiduità il professore, architetto ed amico Franz Falanga, personaggio certamente singolare e, per così dire, controcorrente e fuori dal coro.
Con lui passiamo ore ed ore a chiacchierare su svariati temi dal design all’architettura, dalla scrittura alla  comunicazione. Insomma ci troviamo a disquisire sulla creatività in generale.
Se qualcuno di voi ha in mente il film i Laureati di Leonardo Pieraccioni c’è una scena, o meglio alcune battute, che rappresentano a pieno queste nostre disquisizioni. Mi riferisco alla scena in cui Leonardo parla del professor Antonio Galliano, suo docente delle superiori con cui è rimasto in contatto. E parlando dei loro incontri “con lui passo degli interminabili pomeriggi dove si parla, si parla, si parla, e non s’arriva mai a nulla.Però insieme si sta bene! E poi chi l’ha detto che si deve sempre arrivare a qualcosa?”, anche se ad onor del vero io e Franz, di tanto in tanto, riusciamo ad arrivare a concretizzare le nostre idee.
Un giorno un po’ per scherzo, un po’ per punzecchiarlo, quasi volessi metterlo davanti ad un esercizio, gli ho chiesto di descrivermi o rappresentarmi con la tecnica che lui preferiva e me ne sono andato. Mi sarei aspettato da lui un disegno, magari accompagnato da un testo e invece ha scelto la scrittura. Uno scritto a mio avviso divertente, quasi comico, che mi descrive in maniera essenziale e semplice.




Franz Falanga . 2015 . foto di giorgio de luca


L’amico e sodale Giorgio De Luca mi ha chiesto di scrivere la sua descrizione. Mi sono reso conto, subito dopo che lui era andato via, che mi aveva teso una trappola, nel senso che prima di dirgli di sì avrei dovuto pensarci su un attimo, con lui presente peraltro.
Ma lui è andato via, aveva degli impegni ed eccomi qui con il mio rovello. In primis devo pensare all’incipit, peraltro sapendo io, che dare un titolo ad un proprio brano e cominciare alla grande, si fa per dire, con un bell’incipit si è già, apparirà strano ma è così, alla metà dell’opera.
Per cui gomiti sul tavolo e testa fra le mani., mi sono messo a pensare finchè non è venuto fuori a salvarmi l’aver frequentato in lontanissime ere il liceo classico.  “Descrizione” mi chiede Giorgio, benissimo, riscrivo questa parola in altro modo DE – SCRIZIONE.  Orbene chi mastica latinorum sa benissimo che DE significa circa, a proposito, intorno. Di queste tre definizioni mi ha coinvolto la parola intorno. Scrivere “intorno” a Giorgio De Luca, dunque.
Un’altra pensatina, e senza che me ne accorgessi, sono diventato una mosca, o, meglio, un moscone, vista la mia età e la mia stazza. E che ti fa questo moscone? Decide, visto l’argomento, di “volare intorno” a Giorgio De Luca, cronometrando anche il tempo impiegato,  per cominciare ad imbastire un qualsivoglia teoria.
Il risultato è stato, che l’intero periplo, alla vita, di Giorgio De Luca è durato esattamente tre secondi e quattro decimi. Fatto interessante, ma non porta, me moscone, ad alcuna considerazione al riguardo. Per Giove! Utilizzerò come unità di misura Raoul Bova!  Volo quindi intorno a Raul Bova e cronometro anche qui i secondi impegnati per il periplo del signor Bova medesimo: esattamente due secondi e trentatrè decimi. Le conclusioni sono che, se per il gentilissimo signor Bova ho impiegato un tempo di rotazione inferiore a quello impiegato intorno a Giorgio De Luca, tutto ciò mi dice che il summenzionato Giorgio De Luca,  mio amico e sodale, è un filino più cicciottello di Raoul  Bova.
Ma non è finita qui, il periplo delle persone potrebbe interessare i mosconi, ma essendo io umanoide, non sono mai stato entusiasmato più di tanto dall’argomento periplo, per cui ridivento io, franz, architetto. Giorgio è geometra ed mi è venuto di pensare che, mentre io, architetto detesto cordialmente, ho detto cordialmente, gli ingegneri per ragioni che de - scriverò in un altro brano, vado invece d’accordissimo con i simpatici amici geometri. Perché, qualcuno di voi si chiederà?
Per due ragioni semplicissime: innanzi tutto perché i geometri sanno fare delle cose che noi architetti non sappiamo fare,  secondo di tutto perchè il mestiere del geometra, insieme ad un altro mestiere facilmente verificabile, è uno dei più vecchi del mondo. Euclide docet. Il geometra Euclide infatti, dopo le piene del Nilo, era chiamato dagli agricoltori egiziani perché era il miglior professionista del momento, capace con i suoi magici calcoli, a ridefinire i confini e i contorni dei vari poderi, confini e contorni cancellati dall’ultima piena del sacro Nilo.

Tanto in evasione dell’incarico ricevuto da Giorgio De Luca, mio amico e sodale. franz falanga