lunedì 9 novembre 2015

Scoprendo il Food Design presso Delineodesign

In un clima accogliente e famigliare, il 28 ottobre si è tenuto presso la sede di Delineodesign una Conversazione a più voci attorno al food designun incontro dinamico e vivace che ha visto come protagonisti importanti esperti quali Giampaolo Allocco, designer e fondatore di DelineodesignAlberto Bassi, importante storico e critico del design e docente di Storia del Design presso l’Università Iuav di Venezia, Massimo Barbierato, architetto-designer e docente di Product Design presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino/Università Iuav di Venezia e Mario Volpe, professore associato di Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

I saluti di Giampaolo Allocco di Delineodesign e
Alfonso Lorenzetto Presidente CNA Treviso

Un tema quello del Food Design, ancora poco conosciuto, in fase di studio e continuo sviluppo.
E' Alberto Bassi, fin dalle prime battute, a voler far chiarezza e sgombrare il campo da ogni dubbio: cosa si intende per Food Design? Quale è il ruolo del progetto quando si parla di cibo?
Non si tratta di design con il cibo (preparazione dei piatti) o per il cibo (piatti, posate, bicchieri...) ma il design del cibo. Il progetto di un prodotto alimentare da inserire in un sistema produttivo e di mercato, come qualsiasi altro oggetto di design. Un percorso che tiene certamente conto di forma e contenuto ma che deve prendere in considerazione anche tutte le fasi di nascita e vita del prodotto quali la produzione, il packaging, il marketing, la comunicazione, la distribuzione.
Mario Volpe riflette sul fatto che è ancora una volta il design il protagonista. Il design inteso come innovazione dei processi, della comunicazione, della produzione. 
E' questo approccio innovativo infatti, che permette la costruzione di percorsi di determinazione di nuovi prodotti e nuovi mercati, mediante un armonioso accostamento tra quella che è l'innovazione e il necessario legame a quella che è la tradizione ed il legame al territorio.
In tal senso è esemplare una sperimentazione portata avanti da Massimo Barbierato con i suoi studenti dello IUAV nella sua sede di San Marino, sulla progettazione del pane quale materiale composito, formato cioè da più elementi. Un processo quello della panificazione per nulla diverso dalla produzione dell'industrial design, con dei tempi e un ordine logico e consequenziale da rispettare. 
Ecco che un prodotto apparentemente semplice come il pane, diventa il centro di un'attenta progettazione di tutti gli aspetti che possono far variare in maniera sostanziale il risultato finale quali ad esempio la forma, il colore, il sapore, l'abbinamento con questo o quel prodotto, lo stampo necessario a produrlo e molti altri.

Un momento della serata

Dopo i saluti finali è stato il momento di incontrare i protagonisti di questa tavola rotonda e rivolgere loro qualche domanda.

gdl La tua attività è indirizzata principalmente all’industrial design, con una particolare specializzazione nel prodotto sportivo. Nonostante questo non è mai mancata da parte tua la necessità e la curiosità di esplorare gli altri ambiti del design. Cosa ti ha portato questa volta ad affrontare e riflettere sul tema del Food Design?
Giampaolo Allocco - Parto dalla convinzione che gli avvenimenti non accadano mai per caso ma siano sempre connessi da un filo che li lega: conobbi Alberto Bassi quando misi piede a Milano al salone satellite di Marva Griffin e fu tra i primi a credere in me; fu il primo di una serie di incontri che sarebbero seguiti. Nel corso degli anni ho potuto beneficiare dei suggerimenti e delle "romanzine" di alcune persone di cui ho una stima pressoché assoluta, tra cui lui, che mi ha visto crescere, evolvere e tirare dritto verso il mio sogno. Come spesso accade, è far scaturire tutto è stato proprio il design, che è un lavoro straordinario anche perché permette di entrare in contatto con l’umanità. Immagino sia questo il punto di partenza.
Si è appena concluso il più grande evento mondiale mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione, l’EXPO; proprio Alberto Bassi ha appena pubblicato un'opera eccezionale, anche sotto il profilo storico, dal titolo "Food design in Italia" (Milano, Electaarchitettura, pp. 272). Ho pensato potesse essere una nuova connessione in quel filo di cui accennavo e mettere a disposizione l’headquarter di Delineodesign è stata quindi una nuova occasione di incontro e condivisione su un tema di grande attualità, il Food, muovendo dal punto di partenza abituale, il design. Inoltre, penso sia doveroso ricordare e prendere consapevolezza di come queste due tematiche siano il simbolo del Made in Italy nel mondo, attorno alle quali gravita buona parte della nostra industria; è fondamentale essere coscienti delle potenzialità che esse propongono e anche per questo trovo interessante l'approccio di Bassi, che pone particolare attenzione al mondo imprenditoriale.
Concludo quindi ricordando come l’headquarter di Delineodesign, oltre ad essere il nostro work-place, si ponga sempre anche come un laboratorio e un luogo aperto alla città in cui creatività, ricerca e avanguardia trovano un palcoscenico per le loro diverse rappresentazioni. Alla prossima.

gdl Il design sta vivendo una pluralità di visioni e sfaccettature, in termini di tipologia, di prodotti, di materiali, di approcci. In questo contesto così variegato come è nata l’affinità tra cibo e design e vista la grande attenzione a questo aspetto, quali sono le prospettive future per il Food Design?
Alberto Bassi - Food design è una parola che ha preso un significato molto ampio a intendere il complesso del progetto “degli atti alimentari”.
Si può poi parlare di food design anche in un’accezione più specifica, cioè di design “del cibo”, a intendere il processo progettuale complessivo dei prodotti alimentari: dai contenuti organolettici alla forma, dai sistemi produttivi a quelli tecnologici, dal packaging alle modalità di comunicazione. Cioè è possibile guardare, studiare e progettare il cibo secondo le regole di tutti gli altri artefatti prodotti dall’uomo, perché anche il prodotto alimentare naturalmente è il risultato di un progetto.
Nel contesto contemporaneo convivono ormai da tempo, anche nella pratica esperienza comune, modi diversi di produrre e consumare cibo: da una parte quelli segnati dal modello industriale del prodotto di consumo di massa, cui si accompagnano sia  le modalità della grande distribuzione commerciale che della fruizione fast delle catene della ristorazione; dall’altra quelli attenti alle questioni della naturalità e tracciabilità della filiera, dell’artigianalità realizzativa, di un consumo slow rispettoso di tempi, luoghi e qualità del cibo. Due “filosofie” che convivono, come del resto accade anche per altre tipologie di merci. Il fenomeno e successo di Slow Food con le sue tensioni etico, sociali e sostenibili (che ha trovato declinazioni nelle manifestazione di “Terra madre”) convivono con la declinazione commerciale della catena distributiva Eataly.
Questa sensibilità rispetto alla cura di significato del fare attorno agli “atti alimentari” configura un fondamentale spazio di lavoro per progettisti, intellettuali e imprese, chiamati a configurare innovativi percorsi e spazi di mercato.

gdl Ogni designer si forma, cresce e crea grazie alla sperimentazione. Nei tuoi corsi universitari, ad esempio, hai utilizzato il pane quale elemento progettuale. Con buona probabilità il Food Design sta attraversando ancora un periodo embrionale e sperimentale. Quale attenzione è dedicata, attualmente, al tema del Food Design negli istituti e nelle scuole di design?
Massimo Barbierato - Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso.
Se ne sente parlare alla televisione, sui giornali, sul web.
Il termine mette assieme due necessità dell'uomo: il design ed il cibo.
Per la sua grande attualità ed importanza questo tema viene trattato anche all'interno dell'ambito universitario. Le vie di approccio didattico sono le più varie, talvolta presentano una certa coerenza, talvolta si trasformano in moda e perciò si slegano dal quotidiano e dal necessario.
Quale potrebbe essere il ruolo di un designer nei confronti del cibo? Si deve concentrare verso la riprogettazione degli utensili per poterlo usufruire? Deve magnificare le ultime possibilità che offre la tecnologia? Deve concentrarsi su nuovi modi di preparare il cibo, di produrlo e di renderlo disponibile?
Gli approcci all'interno dell'ambito accademico sono vari e comprendono tutte queste domande.
Personalmente ho ritenuto corretto fare lavorare gli studenti sul concetto di cibo quale elemento di necessità, di utilità.
Attraverso un percorso di sperimentazione progettuale ho chiesto di lavorare con il pane,  qui inteso come materiale commestibile e riprogettabile in base ad uno scopo, ad un fine.

L’evento è stato organizzato in partnership con il CNA Provinciale di Treviso, Casamania, Bisol - storica famiglia del Cartizze e del Prosecco di Valdobbiadene - e la libreria Zanetti di Montebelluna.