sabato 26 luglio 2014

piccoli cartoni animati crescono

Spulciando nell'archivio oggi ho ritrovato un breve video di quando mi ero cimentato con l'idea di realizzare dei brevi cartoni animati...
Folle idea e risultato sicuramente discutibile! Ma io lo posto lo stesso... e faccio pure una dedica.

Ai poetici Antonio e Massimo!

gdl

martedì 22 luglio 2014

Welcome to the safety&security world

La conclusione di un percorso formativo è certamente un momento liberatorio dalle tante fatiche per le tante ore passate in aula, sui libri, sugli elaborati. 
Nonostante questo arricchisce di nuove nozioni e competenze, stimoli ed approfondimenti. 
Un arricchimento sia dal punto di vista professionale che umano, grazie anche alle relazioni e alle amicizie che si sono create.

A maggior ragione se questo percorso riguarda una materia, la sicurezza, alla quale sono particolarmente legato e per la quale ho una passione viscerale. Questo corso mi ha aiutato a confermare questa mia convinzione e farmi prendere coscienza dell'importanza di diffondere questa cultura a favore della comunità e delle vite umane.

Ora non bisogna far altro che farsi coraggio, rimboccarsi le maniche e lavorare sodo! SICURAMENTE!

gdl

giovedì 3 luglio 2014

Aree dismesse, una nuova opportunità

Il concetto di "area dismessa" è riferibile ad una vasta gamma di tipologie che includono le aree industriali, militari, portuali, storiche, dei servizi (macelli, ospedali, aree ferroviarie) fino a comprendere, più recentemente, alcune aree residenziali.

Una delle tante fabbriche e aree industriali dismesse

Pur considerando tutte le differenze che possono essere rilevate all'interno di questo grande gruppo, c'è un elemento che generalmente le accomuna: la centralità della loro collocazione all'interno del sistema urbano.
Molte città, infatti, si sono espanse in maniera considerevole negli ultimi quarant'anni e quelle che erano nate come aree periferiche rispetto al centro storico sono oggi centrali rispetto ad un'area urbanizzata che ha incluso i quartieri, le aree e talvolta i comuni di cintura.
In questo contesto si è inserita ed è cresciuta negli ultimi anni, una diffusa attenzione ai temi ambientali ed al consumo di territorio.
Il recupero delle aree dismesse può dare risposta a queste attenzioni rappresentando dunque, una grande opportunità per le nostre città perché la loro rigenerazione consente di rispondere alla domanda di servizi, dalle aree verdi all'assistenza, dalle aree per le attività sociali e il tempo libero alle aree destinate al commercio.
Esempi virtuosi possono trovarsi sparsi sul territorio sia nelle grandi città che nei piccoli paesi di provincia e periferia. Allo stesso modo ed in tutte le situazioni è evidente che le scelte delle funzioni e delle modalità costruttive di tutti gli interventi di recupero e trasformazione urbana devono oggi rispondere a criteri di qualità sociale, economica, ambientale, culturale.

Le aree dismesse rappresentano quindi un enorme potenziale di crescita ed innovazione sotto il profilo sociale, economico e ambientale, oltre che, naturalmente, urbanistico ed architettonico.

Milano - scali ferroviari

Un tema che dovrà vedere l'impegno e la collaborazione di soggetti privati, associazioni di categoria e pubbliche amministrazioni per fissare obbiettivi di interesse generale premiando la capacità di innovazione.

giovedì 5 giugno 2014

42 definizioni dell'arte di Franz Falanga

Scrivere di arte non è affar facile. Nonostante la passione, le suggestioni e le emozioni che l'arte può suscitare a chiunque, per scrivere su di essa serve capacità e competenza per non banalizzare e andare fuori tema, per saper leggere ed interpretare i messaggi talvolta non comprensibili ai meno esperti.


Oggi però ho l'onore ed il piacere di ospitare su questo blog una pubblicazione dell'amico e architetto Franz Falanga. Una raccolta minuziosa e preziosa contenente ben 42 definizione dell'arte.

Ogni altra parola sarebbe inutile e superflua di fronte a questa magnifica pubblicazione (link).

Non mi resta che augurarvi buona lettura.


Come sempre, grazie Franz

martedì 3 giugno 2014

cara vecchia sedia a sdraio da spiaggia

Si sta avvicinando l’estate anche se il meteo ci vuol far credere il contrario, e la mente si posa sull’immagine di uno splendido oggetto che non possiamo non definire di design, visto il connubio straordinario di materiali, funzione, essenzialità, diffusione e popolarità: la cara vecchia sedia a sdraio da spiaggia.

Le sdraio alle spalle di Vittorio Gassman in spiaggia a Castiglionello

Su Ottagono n. 27 del 1972 e Abitare n. 545 del 1975 Bruno Munari, pubblica una ricerca di oggetti ben progettati e ben venduti anche se non firmati, sono i Compassi d’Oro a Ignoti, tra cui compare anche la sedia a sdraio da spiaggia che era così descritta nelle due pubblicazioni “costruita in legno e tela, per stare seduti o sdraiati in varie posizioni, montabile e smontabile senza viti o incastri, la tela è sfilabile per il lavaggio, spessore da chiusa 4 centimetri”.



La sua realizzazione con buona probabilità, prende spunto e origine dalle greppine meglio conosciute come sedie allungate o chaise longue, presenti fin dall’antica Grecia e che nel corso dei secoli hanno goduto di una discreta attenzione ed evoluzione.

A cavallo tra il XIX ed il XX secolo fa la sua comparsa una sedia a sdraio composta da un telaio snodato, la cui struttura è normalmente realizzata da legno di faccio, al quale è fissato un telo che funge da sedile-schienale. La struttura permette di ripiegare facilmente la sdraio in modo da riporla in spazi molto ristretti, durante i periodi di inutilizzo.

Fin da subito questa versione della sedia a sdraio ha trovato largo utilizzo nelle spiagge e negli stabilimenti balneari per il riposo dei bagnanti, assumendo diffusamente la denominazione di spiaggina

La sedia a sdraio da spiaggia ha rappresentato e rappresenta tutt’ora, uno dei più diffusi arredi degli spazi balneari e un simbolo della vita marittima estiva.

Negli anni '50 e '60, allo scopo di rendere più confortevole il prolungato uso da parte dei bagnanti, le sdraio furono dotate di accessori quali schienale reclinabile in più posizioni, braccioli laterali, poggiapiedi e tendalini parasole.



A breve spiagge e stabilimenti balneari saranno invasi da migliaia di ombrelloni, lettini e sdraio. È allora che si scatenerà la caccia a qualche vecchio esemplare originale sopravvissuto all’avanzata dei lettini e delle sdraio in plastica ed alluminio.


Buona estate a tutti!!!


gdl

mercoledì 21 maggio 2014

Corso di aggiornamento Edifici in legno

Nel pomeriggio del 28 maggio 2014 partecipazione 
al corso di aggiornamento che si terrà a Treviso dal titolo:

EDIFICI IN LEGNO
 UN SISTEMA COSTRUTTIVO, ANTISISMICO, SOSTENIBILE, A BASSO CONSUMO ENERGETICO ED ELEVATO COMFORT ACUSTICO

Il corso di aggiornamento illustrerà gli aspetti più significativi dell’uso di una tecnologia tanto antica quanto attuale. Noto per le sue caratteristiche di leggerezza, velocità di realizzazione e flessibilità costruttiva, il legno è un materiale da costruzione sicuro e duraturo, ecosostenibile e che garantisce un elevata coibentazione termica ed acustica, anche con pareti di spessori ridotti.
Gli ultimi eventi sismici in Emilia Romagna, che ci hanno riportato alla memoria quelli non molto lontani de L'Aquila, hanno confermato la sicurezza antisismica degli edifici in legno che, se costruiti a regola d'arte, sopportano il sisma per elasticità della struttura, duttilità e deformabilità dei giunti.
La parte teorica sarà accompagnata da alcuni esempi di recente realizzazione (in particolare l’Auditorium del Castello di L’Aquila, progettato da Renzo Piano) e verrà illustrato l'unico sistema di certificazione degli edifici in legno attualmente esistente recentemente promosso dalla Provincia Autonoma di Trento e sviluppato da ARCA Casa Legno in collaborazione con il Distretto Tecnologico Trentino.

Il progetto di Renzo Piano dell'auditorium a L'Aquila

L'auditorium di Renzo Piano a L'Aquila

L'auditorium di Renzo Piano a L'Aquila


Programma del corso

Saluti, introduzione e presentazione del corso 
Vanni Battistella geometra – Referente Commissione Ambiente
Marco Marchesi, architetto - coordinatore del corso

Le case in legno
Relatore Marco Marchesi, architetto

L’esperienza del Progetto C.A.S.E. “Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili” L’Aquila (2009)
Relatore Alessandro Bozzola, ingegnere

La corretta progettazione, realizzazione e manutenzione degli edifici in legno a garanzia della durabilità: Ecolife House in Europa Camping Village - Cavallino Treporti
Relatore Alessandro Bozzola, ingegnere

Acustica e tenuta all’aria delle costruzioni in legno
Relatore Marco Marchesi, architetto

La Certificazione ARCA e i suoi vantaggi
Relatore Daniele Berti geometra progettista Arca Casa Legno srl

L’esperienza di realizzazione in azienda di un edificio certificato ARCA
Relatore Alessandro Bozzola, ingegnere

Convegno organizzato dal Collegio Geometri e Geometri Laureati della provincia di Treviso.

venerdì 16 maggio 2014

Un brindisi con Luca Binaglia

Luca Binaglia, nasce a Perugia nel 1976 e si laurea in Disegno Industriale a Firenze dove collabora con lo studio Architectural Hero di Simone Micheli.

Nel 2006 torna a Perugia dove fonda lo studio LucaBinagliaDESIGN che si occupa di interior design e product design. Un percorso formativo e professionale che lo porta ad avvicinarsi a un design comunicativo: dietro, e dentro, ai suoi progetti c’è l’attenzione e la voglia di comunicare un messaggio che ogni oggetto che crea porta con sé.
Arrivano i primi successi in alcuni dei più prestigiosi concorsi di progettazione attirando l'attenzione di riviste come Interni, Ottagono e DDN. 
Nel 2009 viene inserito nella pubblicazione YoungBlood tra i 200 talenti creativi italiani premiati nel mondo. Sempre presente con progetti inediti al Salone del Mobile di Milano dal 2009 ad oggi.
È tra i fondatori del Unwaste Poetic Upcycling Design, progetto il cui interesse è quello di lavorare su oggetti usati, densi di storie che, attraverso la manipolazione, diventano vere proposte di design sostenibile.

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di incontrare Luca Binaglia alla mostra DUG Design Umbro Ultima Generazione, da lui curata insieme a Francesca Duranti. Davanti ad un ottimo bicchiere di vino rosso abbiamo chiacchierato sulla mostra e sul suo lavoro.

DUG Design Umbro Ultima Generazione

gdl Luca, questo ultimo evento che sta per concludersi è l’ennesimo successo nella tua professione e carriera. Perché un evento sul Design Umbro, territorio apparentemente “distante” dai luoghi simbolo del design quali possono essere alcune grandi città italiane ed europee?
LB Senza dubbio la mostra è stata un vero successo, oltre che un esperienza meravigliosa dal punto di vista organizzativo. Nata come ricognizione dello stato di fatto del design in Umbria, che come giustamente sottolinei è un territorio non troppo spesso associato a tale disciplina, ha riservato sorprese impensabili sia nel numero dei partecipanti che nella qualità dei progetti esposti. Ha messo in luce un movimento creativo e produttivo, sia artigianale che industriale, che devo dire ha poco da invidiare alle grandi capitali che dici tu. Magari la mentalità dalle mie parti è un po' più pigra e semplice ma ti assicuro che c'è tanta voglia di fare e che dopo questo evento qualcosa si muoverà. Inoltre organizzare DUG mi ha permesso di approfondire e consolidare un'amicizia con Matteo Ragni nata l'estate passata in un suo work shop; averlo avuto come ospite è stato un onore e uno stimolo incredibile per tutti, è stata di sicuro l'occasione per confermare l'idea che mi ero fatto su una persona gentile, disponibile e di grande carisma, oltre che chiaramente designer con i controc…fiocchi!
Permettimi una piccola precisazione sulla tua domanda: la mia professione e carriera mi hanno portato qualche piccola soddisfazione, è vero, così come a tanti altri amici/colleghi (per i quali faccio sempre il tifo!) ma la crescita da fare è ancora tantissima, siamo solo all'inizio!

gdl Se ti va parliamo ora di te. Quale è stato il percorso che ti ha portato a prendere consapevolezza della passione per il design e a trasformarla in professione?
LB Tutto è nato quando nel 2000 ho incontrato Remo Buti all'università. Mi sono sentito come un bambino che assaggia la marmellata per la prima volta! Mi ha aperto il mondo a tutta una serie di conoscenze e esperienze che mai avrei nemmeno immaginato. Ho iniziato a studiare i testi e le produzione di tutti i personaggi che come lui avevano partecipato al movimento radicale degli anni a cavallo tra i '60 e '70: Archizoom, Memphis, Superstudio, Strum, Sottsass, Pesce, Pettena… Da quel momento ho iniziato a pensare come un designer, a farmi impregnare da ogni esperienza, a percorrere il mio cammino a spirale in cerca di una traiettoria sempre più aperta e sempre più ampia.

gdl Nel tuo lavoro giorno per giorno emergono idee che si trasformano in progetti. Da dove nascono e quale è il processo evolutivo che porta al progetto finale?
LB Come dicevo prima, le idee possono venire da ogni cosa. Un input potrei trovarlo al supermercato così come al cinema, mentre parlo con un amico o mentre sono a spasso con i miei cani. Bisogna avere sempre accesa la spia della curiosità; questa ti permette di captare molti degli stimoli esterni che poi si trasformano in rotelle che girano per diventare progetto. Ammetto che ogni tanto questo atteggiamento mi porta ad assentarmi dal mondo che mi circonda, quindi se mi incontrate che fisso il vuoto non prendetemi per matto!
Scherzi a parte, una volta incamerata la scintilla, c'è un gran lavoro di ricerca e sviluppo davanti a carta, matite, pennarelloni e computer che porta l'idea a diventare materia.

gdl Il tuo lavoro è sempre più associato al design comunicativo, design sociale, design sostenibile. Quale è l’importanza di queste caratteristiche e di questo approccio nel tuo lavoro?
LB Sono tre ambiti che fanno semplicemente parte del mio bagaglio. Comunicare nuovi modi di vivere gli spazi attraverso il design era una delle prerogative dei personaggi radicals che nominavo prima e mi piace cercare di trasmettere certi temi a quasi 50 anni di storia dai Maestri. Cut, per esempio, disegnato a quattro mani con Lucio Curcio, è un progetto che nasce per stimolare l'interazione tra le persone, è un imbottito che rifiuta le solite forme rassicuranti da rivista per dare spazio alla sperimentazione, senza nessuna paura. Un processo simile ha portato alla nascita di Decube e di Share, che già nel nome dice molto. Tutte idee che ruotano intorno alla socializzazione, alla condivisione che nel caso di Share, appunto, non si ferma solo all'oggetto ma continua il suo percorso sposando la filosofia del marchio Abnormal che promette di reinvestire il 50% dei guadagni in progetti sociali. Per quanto riguarda la sostenibilità penso che dovrebbe essere semplicemente innata in un designer contemporaneo; basta venderla come un valore aggiunto!

Share

Cut

gdl Quale rotta stai tracciando e cosa dobbiamo aspettarci da te per il futuro?
LB Della mia rotta a spirale ho già parlato, spero continui ad espandersi. Non aspettatevi niente che è la miglior maniera per stupirsi…io perlomeno faccio così!

Decube prodotta da Formabilio

gdl Grazie Luca! Cin cin!

domenica 4 maggio 2014

Treviso, Marca gloriosa e amorosa

Questa sera dopo il rientro da qualche giorno di riposo e relax nelle terre umbre tra panorami e buon vino, mi è capitato tra le mani un testo recuperato chissà dove che racconta la mia terra.

Vuole essere questo un omaggio alla mia terra dalla quale, di tanto in tanto, mi allontano per poi farvi piacevolmente ritorno per farmi cullare e coccolare.

Treviso, Marca gloriosa e amorosa
Il clima, la bellezza dei luoghi, la ricchezza d'acqua, il carattere gioviale della gente dalla parlata accattivante e comunicativa, gente che ha voglia di far festa a tavola e all'osteria e di coinvolgere chiunque in quattro chiacchiere siglate da un bicchiere di vino bevuto insieme.

La pedemontana trevigiana immortalata in questa foto di Nicola Bedin

martedì 29 aprile 2014

Bari, il Borgo Murattiano e alcune riflessioni nate dalla lettura del libro di Franz Falanga

Ne approfitto per raccontarvi la mia lettura del libro BARI IL BORGO MURATTIANO  1813 - 2013 dell'architetto Franz Falanga, in quanto si è trattato di una lettura a mio avviso un po' particolare..


Non appena compresa la logica del libro, e nello specifico il racconto vocale e non visivo che l'architetto Falanga fa del Borgo Murattiano, ho fatto un mio personale esperimento. 
Premetto che non conoscevo minimamente Bari, la sua architettura e la sua urbanistica.
Procedendo con la lettura del libro mi sono immaginato il Borgo Murattiano ed ho provato a schizzare la zona definita nel libro come il "quadrilatero" e contemporaneamente ho provato ad immaginare questo borgo. Ho poi confrontato lo schizzo e gli scorci immaginati con la foto aerea della città grazie ai vari strumenti presenti nel web e con alcune foto fornite dall'architetto Falanga, avendo la piacevole sorpresa di aver immaginato abbastanza correttamente gli stili e le “dinamiche” urbanistiche ed architettoniche presenti nel borgo.


Questo a conferma di quanto possa essere forte il racconto se vi è un minimo di preparazione da parte di chi ascolta!

Da questa lettura sono successivamente scaturite alcune riflessioni sul territorio in cui vivo e sono cresciuto, le cui dinamiche evolutive ed urbanistiche appaiono così distanti dai meccanismi di trasformazione di Bari.

Ritengo che quanto accaduto a Bari Vecchio ed al Borgo Murattiano, possa essere replicato un po’ ovunque, dalle grandi città ai piccoli paesi. Ovunque il boom demografico, il miracolo economico e la piccola edilizia, hanno creato i presupposti per rovinare il patrimonio edilizio, che in passato godeva quantomeno di una maggiore ricerca stilistica, bella o brutta che fosse. In secondo luogo in molte occasioni oltre al singolo patrimonio edilizio si è passato a rovinare anche l’assetto urbano ed urbanistico molte volte presente da centinaia di anni, in virtù di lottizzazioni, tangenziali e nuove strade con il solo risultato di un’espansione dell’abitato e del costruito non organico e non pensato e progettato.
Dico ciò perché noto anche nel piccolo paese di provincia dove son cresciuto molti esempi di questo meccanismo.
Si trovano affiancati infatti in più punti del paese, case liberty, case povere di inizio secolo, le cui tipologie erano legate o ad uno studio stilistico o alle tipologie costruttive rurali (non c’era studio ma c’era stile e sostanza), a palazzine in cemento armato tipiche dell’edilizia speculativa. Potremmo disquisire su tale argomento ancora per molto, trovando in ogni dove esempi a sostegno di questa situazione.

Ho trovato inoltre un’affinità particolare con una città a me molto cara: Venezia. La città lagunare si è nel tempo svuotata per riempire il dormitorio di Mestre, mentre quest’ultimo ha preso col tempo la connotazione di città, dove si intrecciano attività residenziali, commerciali, di servizio.
Sostengo da tempo che a Venezia il turismo non basta, deve tornare la vita quotidiana e le attività professionali di ogni tipo anche al di fuori del circuito turistico.

Ancora una volta devo ringraziare Franz, per la possibilità di riflessione scaturite dai suoi testi e dalle chiaccherate fatte insieme.
Questa volta l'occasione è particolarmente ghiotta anche per salutarlo al rientro dal lungo viaggio nel suo Messico...
Bentornato Franz!

mercoledì 23 aprile 2014

Soundscape


"Una microannotazione a margine, riguardante la lettura e la descrizione scritta di un’architettura è la seguente: durante questa accurata osservazione della natura artificiale, sono stato particolarmente aiutato dal metodo usato dall'inglese Gordon Cullen padre della classificazione a varie scale di analisi di un qualsivoglia territorio: Inscape (paesaggio interno), Townscape (paesaggio urbano), Landscape (paesaggio territoriale). In certi particolari momenti e luoghi si potrebbe aggiungere anche il Soundscape (paesaggio sonoro).
Venezia, per esempio, è adattissima a questa maniera di leggere l’ambiente urbano. Penso al rumore dei passi delle persone nelle calli veneziane nei momenti topici dell’andata e dell’uscita dal lavoro, il rumore dei vaporetti che attraccano e partono dai vari imbarcaderi, con tutti gli effetti Doppler del caso. Per quanto riguarda il Soundscape c’è un esempio emblematico nella Tomba Brion del quale parleremo più avanti, quando entreremo nel corridoio che porta allo spazio privato della Tomba Brion e, contemporaneamente nel cimitero pubblico vero e proprio di San Vito di Altivole.”

Durante la lettura di questo libro, incontro per la prima volta il termine Soundscape, quanto meno non ho ricordi di averlo letto altrove, nonostante il concetto lo abbia trovato molte volte.

L’esempio emblematico nlla Tomba Brion di Scarpa di cui si parla, e per me di rara bellezza, è il suono sublime del vetro azionato a baionetta e che chiude la zona privata della Tomba Brion. Un suono bellissimo e sublime.
Il Soundscape di Venezia è dato dal rumore dei passi della gente che la mattina va in centro a lavorare, provenendo da Piazzale Roma e dalla Stazione, dal rumore delle frenate e l'inserimento della marcia indietro nell’acqua dei vaporetti quando stanno per attaccare, dal silenzio di certe calli e campi. E poi chissà cos’altro…

Questa lettura e riflessione sul Soundscape mi ha fatto tornare alla mente un vecchio progetto che mi era balenato per la mente e cioè quello di prendere un registratore e raccontare le città, i paesi attraverso dei suoni. 

Chissà se prossimamente riuscirò a fare qualcosina... 

Stay tuned!!!
gdl