lunedì 25 novembre 2013

Piacere, Andrea Fantinato

Andrea Fantinato, classe 1976, è un giovane designer e fotografo che vive e lavora a Milano. (www.andreafantinato.com)
Grazie alle sue numerose esperienze umane, sociali e professionali il suo lavoro è maturato nel tempo divenendo dinamico e fresco, unendo funzionalità e forme con una ricerca cromatica semplice ma d’effetto, creata il più delle volte da singoli punti di colore.
Tra i suoi ultimi lavori va segnalata la pubblicazione del libro Le invarianti della TombaBrion di Carlo Scarpa edito da Aurelia edizioni, uno studio inedito dell’architetto Franz Falanga sulla Tomba Brion di Carlo Scarpa, fotografato proprio da Andrea Fantinato.
In attesa della imminente presentazione del libro che avverrà giovedi 28 novembre 2013 ad Asolo, ho avuto l’occasione di chiacchierare con Andrea e di scoprire il suo modo di vedere il mondo della fotografia e del design.


Chi è Andrea Fantinato? Da dove arriva e come è diventato fotografo e designer?
Arrivo da un paese di provincia, Loreggia (PD). Dopo una formazione "non lineare" unita a molte esperienze personali tra cui  numerose all'estero, ora vivo e lavoro a Milano dove coniugo interior design, design e fotografia.
L'incontro con la fotografia é avvenuto diversi anni fa, dopo numerosi viaggi avevo bisogno di capire come immortale momenti ed emozioni. In seguito ebbi la fortuna di incontrare quello che divenne il mio Maestro dalla barba lunga, il fotografo e cine-operatore Carlo Bragagnolo con il quale cominciai un percorso di formazione  che mi ha consentito, in seguito, di partecipare a numerosi workshops, di incontrare molti altri  fotografi, di partecipare a concorsi, mostre personali e collettive. Ho affrontato diversi tipi di fotografia, inizialmente il reportage sino ad arrivare alla fotografia d'architettura e allo still-life, cercando sempre "non di vedere ma di guardare" come mi ricordava sempre il Maestro Bragagnolo.
Al design  sono arrivato iniziando come progettista d'architettura d'interni; ho progettato e progetto ambienti privati, pubblici e locali.  Su richiesta di una committenza molto eterogenea mi veniva spesso chiesto di studiare nuovi elementi d'interni, questo mi ha molto stimolato e mi  ha aperto a nuovi scenari. Ho cercato ispirazione nella storia  del design e dei grandi maestri, ho sviluppato le mie conoscenze sui materiali e sulle forme. Dopo aver disegnato per un pò per i committenti, ho iniziato a fare prototipi e a propormi come designer auto-produttore. Attualmente i miei pezzi sono presenti su diversi siti italiani ed esteri.

Come nascono le tue foto e le tue opere?
Ci sono foto che nascono dalle mie emozioni o da un'esperienza apparentemente casuale e inaspettata. Io porto molto spesso una delle mie macchine fotografiche con me per cogliere questi momenti: a volte si manifestano a volte no, ma è importante tenere aperti i sensi e lo sguardo. Altre volte la mia fotografia è legata ai progetti personali che nascono per un mio interesse (ad esempio il progetto Binario 01 che racconta la quotidianità dei senza-tetto presso la Stazione ferroviaria di Milano) oppure  da incontri stimolanti come il lavoro con l'architetto Franz Falanga. Realizzo inoltre progetti di fotografia d'interni o di still-life su commissione.

Come interpreti il design? Quale è il tuo stile personale?
La vita attuale che stiamo vivendo comporta molte complessità, io cerco di semplificare il più possibile; vorrei sintetizzare la risposta a questa domanda con una citazione di Antoine de Saint Exupery: "un Designer sa di aver raggiunto la perfezione non quando non c'è più nulla da aggiungere, ma quando non c'è più nulla da togliere".

Negli ultimi tempi si parla molto di eco design. Quanto conta la sostenibilità nel tuo lavoro?
E' un tema molto in auge, spesso  l'eco design è vissuto come una moda. Io spesso lavoro con materiali che ri-nascono dopo essere stati lavorati, quindi dopo essere stati riciclati ad esempio il Valcromat un materiale che nasce dalla lavorazione degli scarti del legno che vengono lavorati assieme a delle resine atossiche ed ecologiche. Esprimo  l'eco design attraverso l'attenzione  ai costi del trasporto e gli ingombri dei pezzi di design.  La linea Tagliaecuci - lampada, libreria, sedute, poltroncine totalmente smontabili rispondono a questa esigenza: occupando poco spazio comportano un ingombro minimo e costi di trasporti sono molto inferiori rispettando l'ambiente.

E del lavoro con l’architetto Franz Falanga e del libro che ne è nato cosa ci racconti?
Una mattina del 2010 sono stato chiamato da Franz Falanga che mi disse, in maniera entusiastica, avrai un grande onore: FOTOGRAFERAI IL MAESTRO. Ciò che Franz non mi aveva detto era il lungo lavoro di preparazione, di lezioni e di studio che avrei dovuto affrontare. Lessi e studiai Zevi e numerosi altri testi, disegnai texture di materiali e invarianti, andai a vedere diverse chiese e architetture per capire e approfondire l’argomento. Il giorno dell’inizio del lavoro fotografico, ci demmo appuntamento all’entrata del cimitero; quando entrammo Franz fece un gesto poetico – di grande amore tra allievo e Maestro: andò verso la tomba di Carlo Scarpa, si tolse il capello, si chinò e disse: Maestro, sono ancora qui, sono tornato a trovarla. Per capire l’opera e il Genio del grande Architetto Carlo Scarpa ho fotografato il cimitero in stagioni diverse, a tutte le ore del giorno, con condizioni atmosferiche diverse per circa 2 anni, cercando di far emergere il grande lavoro di ricerca, i particolari, il pensiero di Carlo Scarpa applicato alla grande maestosità dell’opera. Molti fotografi hanno fotografato Scarpa, uno dei più illustri fu Guido Guidi. Il mio obiettivo non è stata la bella foto, ma la foto del bello per far cogliere il pensiero, l’intelligenza e il genio del grande Maestro Carlo Scarpa. 

In un paese come il nostro quali sono le maggiori difficoltà nell’intraprendere questo lavoro?
Intendi il lavoro del designer? In questo momento le difficoltà economiche sono molte,  c'è una stagnazione della domanda, le aziende di design investono meno in giovani designer. Tuttavia molti designer come me hanno dato vita a progetti di auto-produzione. L'essere auto-produttore implica lo sviluppo dell'idea, la scelta dei materiali, lo sviluppo del prototipo, la scelta dei canali di vendita e distribuzione: ci vuole grande tenacia e determinazione,  ma ai propri sogni non si rinuncia!

Grazie Andrea

Andrea Fantinato designer e fotografo