lunedì 5 ottobre 2015

Dialogo fra architetti all'esposizione Attraverso la luce del tempo

La splendida cornice dell’ex atelier Corradi, ora Cavallo Spose, ha ospitato Attraverso la luce del tempo, un’esposizione di giovani designer italiani e stranieri, in occasione della prima Bologna Design Week.

Uno degli appuntamenti di punta dell’esposizione è stato un Dialogo fra architetti, con l’intervento di Francisca Pulido ed Elena Vincenzi, e la moderazione di Daniele Vincenzi.
Tre architetti, accomunati dalla passione professionale e dalla ricerca della perfezione del dettaglio.
La prima, l’architetto Francisca Pulido, rappresenta la Scuola di Design dell’Universidad Finis Terrae di Santiago del Cile, invitata a partecipare all’esposizione. L’architetto Pulido, opera a livello internazionale realizzando interventi di alto livello architettonico.
Elena Vincenzi, è un architetto libero professionista che opera sui temi dell’architettura sociale pubblica e privata, nell’ottica di offrire una risposta a quella che è l’emergenza abitativa. Ha inoltre dato vita all’associazione Architetti di strada, che opera volontariamente sui medesimi temi.
L’architetto Daniele Vincenzi, che ha moderato il dialogo, lavora nel campo della progettazione con una particolare attenzione ai temi del recupero e della conservazione del patrimonio architettonico, tematiche che segue anche all’interno dell’Ordine degli Architetti di Bologna in qualità di coordinatore della Commissione Cultura e responsabile dell’archivio storico.

Dialogo fra architetti
da sinistra Elena Vincenzi, la curatrice Lorena Zuniga,
Francisca Pulido e Daniele Vincenzi
foto di Fotostudio L+M di Michele Levis

Le differenti esperienze dei tre protagonisti e le diverse tipologie di committenza e di opere realizzate, sembrano non offrire possibilità di dialogo. 
Dalla conversazione sono nate invece, alcune riflessioni sul tema della finalità dell’architettura: la bellezza. Una bellezza che deve certamente passare attraverso i canoni dell’estetica e del buon gusto, ma ancor di più deve diventare una concreta risposta ad una esigenza, ad un bisogno, indipendentemente da quelle che possono essere le molte variabili di ogni progettazione o intervento: dalla tipologia di committenza, alle risorse messe a disposizione del progetto.
Non importa che l’intervento sia di tipo elitario o popolare, pubblico o privato, di nuova realizzazione o di recupero, la ricerca progettuale deve porsi obbiettivi precisi e mirare ad ottenere risultati di alta qualità, senza compromessi e senza scuse. 
Un’architettura che acquisisce una valenza sociale, nella misura in cui risponde ad una esigenza ed un’urgenza abitativa all’interno di contesti cittadini con sempre più problematiche e criticità ed in continua evoluzione, vittima talvolta di interventi urbanistici e creativi estemporanei privi di qualsiasi coordinamento o pianificazione. 
In un contesto dove salta agli occhi uno scollamento d’intenti e operativo, è crescente la voglia da parte dei giovani architetti di intervenire e dare il proprio contributo, finalizzato anche allo studio, al recupero e alla conservazione di un patrimonio architettonico e storico che diversamente andrebbe perso per sempre.
Una rivalsa nei confronti di un’architettura a volta scaduta, in taluni casi anche a causa dell’assopimento dei progettisti.
Dialogo fra architetti
la curatrice e architetto Lorena Zuniga e
l'architetto Francisca Pulido durante la conversazione
foto di Fotostudio L+M di Michele Levis

A conclusione della conversazione, la lettura di un estratto dell’”Intervista all’architetto Enrico De Angeli, che con Enzo Zacchiroli ha avuto il premio IN-ARCH 1961” (Il Resto del Carlino, 01 giugno 1962), quale punto di partenza per una futura riflessione sui temi del recupero e della conservazione.
Può un arredamento moderno costituire vera architettura?Sì, se lo stimolo dell’autore sarà architettonico; no, se esso attinge all’eleganza, alla moda, al gusto.Può un arredamento conservare nel tempo la validità architettonica?Sì, se l’architetto ne ha fatto un organismo “rado”, di sostegno, in modo che la legittima flessibilità domestica possa svilupparsi come sovrastruttura anziché come struttura spuria; e se il committente saprà rispettare questa esigenza, guidato da cultura e da gusti propri quando inserisce accessori utensili; o quando ricorre con prudenza consapevole, per essi, all’autore stesso dell’opera.

Dialogo fra architetti 
da sinistra Elena Vincenzi, la curatrice Lorena Zuniga, 
Francisca Pulido e Daniele Vincenzi 
foto di Fotostudio L+M di Michele Levis