mercoledì 17 febbraio 2016

Questa pedemontana potrebbe diventare una magnifica porta d’ingresso alle Dolomiti: Franz Falanga racconta la pedemontana trevigiana.

L'amico e architetto Franz Falanga ci accompagna attraverso la pedemontana trevigiana. Barese di nascita e veneto di adozione, vive e conosce queste terre che descrive in questo suo scritto.
Una semplice ed essenziale guida "urbatettonica" della pedemontana trevigiana
Franz userebbe la parola "urbatettonica", come del resto fa nel testo, per unire l'aspetto urbanistico ed architettonico.

La pedemontana vista dal selciato del Tempio del Canova a Possagno


IL MIO GRANDE VENETO

Grande una volta, all'oggi è diventato come il resto dell’Italia, una spaventosa colata di cemento, di mattonelle e di asfalto. Tutte le strade che vanno dalle Prealpi alla pianura padana, una volta avevano la pavimentazione a selciato, in seguito sono state tutte asfaltate. Per questa ragione, quando piove, l’acqua arriva con gran velocità in pianura. Invece, quando c’era il selciato, l’acqua era drenata dalla pavimentazione delle strade e in pianura ne arrivava poca e lentamente. I boschi all'oggi quasi tutti non hanno più la manutenzione dell’uomo, per cui il sottobosco si è sempre più gonfiato con foglie secche, ramaglie e quant'altro, che hanno fatto diventare la terra sotto gli alberi come fosse gomma piuma per cui il terreno anziché bersi o drenare le acque piovane se le tiene in superficie, per cui in questa regione, le Prealpi, dove prima le nebbie erano rare, oggi sono aumentate di intensità.
In tutto questo disastro si salva la pedemontana dove abito io. Parliamo dal punto di vista urbatettonico. Partiamo da Crespano del Grappa, attraversando Possagno, Cavaso del Tomba per arrivare fino a Pederobba. Questa lunga stringa, una ventina di chilometri, è fortunatamente restata fuori dalle devastazioni urbanistiche e speculative, per cui il paesaggio si è relativamente salvato. Per esempio la case sono tutte  a due tre piani, per cui, quanto meno, c’è un’omogeneità dimensionale. La caratteristica ahimè negativa è che tutta questa zona ha una manutenzione scadente.
Basterebbe rifare il manto stradale, attualmente completamente rappezzato, ritinteggiare le architetture e le edilizie, che comunque non sono invasive, e fare inoltre qualche restauro ben fatto. A proposito di restauro, a Possagno c’è un vecchio albergo credo risalente ai primi del novecento in stato di totale abbandono da una quindicina di anni. E’ di rara bellezza e semplicità, Bianco e con due grossi portoni con doghe diagonali in legno dipinto di azzurro, così come d azzurro sono dipinti i serramenti esterni. Il bianco e l’azzurro ormai sono stati malmenatati dal tempo, basterebbe  quanto meno ridipingere l’esterno così com'era e inoltre renderlo di nuovo abitabile. Non so come siano le condizioni degli interni, mi dicono che sono state vandalizzate. Pensate che il grande mobile/bancone del bar è un meraviglioso esempio di liberty. Mi verrebbe da dire che vale quasi quanto l’albergo. E nessuno fa niente. La vita scorre tranquilla qui in questa bellissima pedemontana, senza guizzi culturali interessanti e continui. Pensate che a Possagno si trova la Gipsoteca del Canova che è nato a Possagno. Vedo dei pullman con anziani e qualcuno con scolaresche che, lentamente e senza alcun entusiasmo, vanno a vedere i gessi del Canova. Una parte della Gipsoteca è stata progettata da Carlo Scarpa. Sto parlando un turismo inefficace mordi e fuggi.
Questa pedemontana potrebbe diventare una magnifica porta d’ingresso alle Dolomiti, e invece no. Per esempio a Cavaso c’è una splendida chiesa romanica alla quale, ai primi del novecento “incollarono” sula facciata originale una facciata tardissimamente barocca  e nascosero l’abside in un bussolotto di mattoni. Credo che la stessa cosa sia capitata alla chiesa di Pederobba. Nel Veneto non ci sono molte chiese romaniche e, quelle che ci sono, sono bellissime,  valga per tutte la superba chiesa romanica di Caorle, che ha un campanile rotondo staccato dalla chiesa e sistemato esattamente di fronte alla facciata, una rarità.  Nella Pedemontana già si possono notare le prime avvisaglie formali delle architetture alpine in certi particolari di ferri battuti, in certe guglie di campanili con la cuspide a cipolla e in tanti cancelli in legno in tutto simili a quelli della Val Gardena.
Questa Pedemontana si affaccia, guardando verso Nord,  a destra sulla Feltrina/Piave che è una delle due  vie di accesso alle Dolomiti mentre la seconda si trova a una ventina di chilometri sulla sinistra andando verso Bassano del Grappa bagnato dal Brenta a sua volta contrappuntato dalla Valsugana. Quindi la posizione è strategica ed è da valorizzare in ogni modo. Per intenderci, Bassano del Grappa e Feltre sono due bellissime cittadine. Se unissimo Bassano a Feltre e tutte e due ad Asolo a Sud, avremo uno splendido triangolo ancora fortunatamente poco contaminato, rispetto all'intero Veneto. Bassano, Feltre ed Asolo meritano un visita accurata e gradevolissima. Fermo restando che il nucleo centrale di questo triangolo, a ridosso delle Prealpi parecchio gradevole, lo ripeto, è formato, Giardinello, venendo da Bassano, da Crespano del Grappa, da Possagno, da Cavaso del Tomba e da Pederobba.
Purtroppo questa stringa delle magnifica Pedemontana è assopita, dormicchia. Mentre potrebbe ruggire e potrebbe filtrare tutti quelli che vanno sulle Dolomiti d’inverno e d’estate. Lo ripeto, fortunatamente la speculazione edilizia qui non è arrivata. Forse perché i valligiani sono un po’ pigri. Càpita in urbanistica. 
A Bari la speculazione, specialmente nella zona ottocentesca è stata devastante, mentre a Trani magnifica cittadina sul mare Adriatico, a circa quaranta chilometri a nord di Bari, essendo i tranesi un filino più “pigri” come i miei pedemontani, sono riusciti a non devastare il loro bellissimo centro ottocentesco.
Questa è la situazione.
franz falanga

L'ala Scarpa della Gipsoteca di Possagno