giovedì 3 marzo 2016

Tieni in mano un pezzo di legno, lo annusi, ne intuisci le potenzialità. Nicola Tessari, artigiano e designer del legno, si racconta.

La cosa più interessante della partecipazione ad eventi ed esposizioni di architettura, design o arte, è conoscere persone dalla creatività innata e dalle straordinarie capacità artistiche. A volte questi creativi, architetti, designer o artisti che siano, hanno qualcosa di più: fanno trasparire la loro bellezza di persone a tutto tondo, uscendo dal “solo” ruolo di bravi professionisti.
Questo è quanto è accaduto conoscendo Nicola Tessari, artigiano vicentino dal percorso quantomeno insolito, che con passione lavora il legno nel suo studio laboratorio. Un luogo impregnato da quel magico calore e profumo che solo il legno sa e può offrire.


gdl Partiamo dal tuo percorso. Gli studi sembravano portare da tutt’altra parte, così come le tue prime esperienze professionali. E poi cosa è successo? Cosa ti ha portato a modificare così profondamente, almeno questa è la sensazione, la tua professione?
NT Ad un certo punto della mia vita mi accorsi che il mio lavoro non mi dava più tanto, non ero contento e non vedevo possibilità di ricavarne grandi soddisfazioni.
Aggiungi che le prospettive di un cambiamento rimanendo nella mia area di competenza, complice la crisi, non erano così buone.
Per uscire da una tale situazione ci voleva per forza qualcosa di drastico, cambiare aria era una necessità, mi sono scervellato per un po', ho mandato curriculum cercando di valutare cose nuove, ma alla fine sono stato abbastanza fortunato da intravedere nel mio amore per la lavorazione manuale del legno uno sbocco professionale.

gdl Ritengo che la scelta di una vita da artigiano sia una scelta forte e coraggiosa, ancor più in questo periodo storico, dove tutto sembra avanzare in maniera frenetica, dimenticando a volte conoscenze e saperi apparentemente del passato. Prima di iniziare questa nuova avventura, avevi già sviluppato dei progetti artigianali, o tutto è nato e cresciuto dopo aver maturato questa tua scelta?
NT Come ti dicevo il progetto della falegnameria è scaturito da una passione, ed è stata in assoluto la prima volta per me, a posteriori direi che tutto è nato e cresciuto assieme a questa scelta.
Mi spiego meglio: non è stato un percorso ne breve ne improvvisato, all'inizio era un po' come vedere una luce in fondo ad un tunnel, quindi con la meta in vista il percorso me lo sono dovuto creare passo a passo. Ad esempio, per diventare consapevole dei miei mezzi e per testarmi dal punto di vista tecnico, ho rubato parecchio tempo alla famiglia, spendendomi su oggetti e lavorazioni via via più complesse durante i fine settimana.
È stato un crescendo di studio e di pratica per arrivare alla sicurezza di potere proporre suppellettili e mobili di buon livello estetico e di manifattura.
La pura manualità però purtroppo non basta, quindi nel contempo avevo iniziato anche un'analisi dei costi per il lancio dell'attività. Dopo avere ragionato su come fare il prodotto e sui relativi costi, ho pensato anche a come proporlo, ho sviluppato il mio sito internet ben prima di iniziare a lavorare. La pagina Facebook dello Studio invece è arrivata con l'ufficialità.
Concludendo, ecco perché dicevo che tutto è cresciuto assieme alla scelta: alla fine di questo percorso è finalmente maturata la convinzione di poterci provare, e lasciamelo dire, in tutto questo tempo non sono mai mancati il supporto e la spinta di mia moglie. Senza di lei niente di tutto questo sarebbe stato possibile.


Il laboratorio studio di Nicola Tessari

gdl Ho sempre creduto che lavorare il legno nasca da una determinazione e tenacia non usuale: questo perché a mio avviso, è uno dei pochi materiali che non plasmi a tuo piacimento, ma con il quale devi dialogare e scendere a compromessi, per il solo fatto che è vivo. Ti ritrovi in questa riflessione? La scelta del legno da dove deriva?
NT Mi ritrovo, aggiungerei che lavorare il legno implica l'intermediazione di utensili nel mio caso principalmente manuali, il che richiede una serie ulteriore di competenze  non direttamente collegate con la materia legno: lavorare con uno scalpello o una pialla che non siano affilati a regola d'arte può essere fonte di grande frustrazione.
La scelta? Beh, non è stata una scelta, è stato piuttosto seguire l'amore per il materiale, come lo spiego un innamoramento?
Se devo provarci, la prima cosa che mi viene in mente è la sensazione di meraviglia, tieni in mano un pezzo di legno, lo annusi, ne intuisci le potenzialità oppure ti fai sorprendere da quel che ne può uscire. È un rapporto che si rinnova continuamente, che ti stupisce sempre. Vedi centinaia di volte lo stesso tipo di legno, e c'è sempre qualche nuovo particolare a colpirti, è un po' come ritornare bambini, bocca spalancata e occhi sgranati, una sensazione bellissima!

 

Junglans Regia

gdl Ora raccontaci il segreto di come si sviluppa una tua opera. Come da un pezzo di legno riesci a scegliere quale oggetto ne vuoi ricavare. Vista la particolarità del materiale, riesci sempre a realizzare ciò che hai in mente, o il legno stesso, ti fa modificare il progetto durante la sua esecuzione?
NT Per gli oggetti l'approccio non è sempre uguale, è come un dialogo: può essere che “imponga” al materiale una mia idea, nel qual caso cerco un pezzo che mi consenta di realizzare quello che ho in testa, comunque non di rado in corso di lavorazione il materiale dice la sua e mi fa modificare il progetto; può essere invece che mi metta ad esempio al tornio con un pezzo in origine particolarmente tormentato, e quindi la forma comincia a nascere una volta sgrezzato il blocco iniziale.
Per i mobili invece parto sempre da un progetto, ma anche in questo caso il dialogo con il legno è imprescindibile sia dal punto di vista tecnico, per l'anisotropia del materiale, sia dal punto di vista estetico: la venatura del legno è un elemento pesante nel determinare l'aspetto finale di un manufatto, saperla usare è il vantaggio strategico di un artigiano.
James Krenov parlava con molta ragione, riguardo alla progettazione, di “composizione” piuttosto che di disegno, intendendo che il legno con le sue venature può influenzare pesantemente l'aspetto di un mobile. La valorizzazione del materiale è imprescindibile dal materiale stesso, non può essere anticipata da un disegno a meno che chi disegna non scelga il materiale per il pezzo. Ecco che il valore aggiunto al pezzo dall'artigiano è la maieutica della singolarità, la capacità di lavorare con la specificità del legno.
Non a caso molti mobili di design in legno sono costruiti con un materiale piuttosto anonimo, perché non impatti in modo imprevedibile sulla linea finale.

 
Gioco sulla fasce - tavolo

Esile - tavolino

gdl Una domanda che spesso faccio a chi si occupa di design. Forma o funzione? Quale di queste due caratteristiche vince sull’altra e come si armonizzano tra di loro?
NT Beh, se un oggetto è destinato ad essere utilizzato, funzione, non ci sono santi. Nella mia idea di progettazione la forma deve assecondare la funzione senza snaturare l'oggetto, non amo il design fine a stesso, mi sembra un gioco troppo facile. La vera sfida è il connubio riuscito tra funzionalità e bellezza, riuscire a cucire un vestito bello ed elegante ma che si possa portare una volta scesi dalla passerella.
Come armonizzare forma e funzione dici? Beh, la risposta a questa domanda è un po' il cardine della mia attività, se c'è un segreto è il cosiddetto labor limae, il lavoro di affinamento di un'idea tenendo bene presente che l'obiettivo finale in realtà sono due. È un processo di approssimazioni successive, si modifica, si adatta e si verifica ogni passo alla luce di forma e funzione.

Tutta d'un pezzo - cassettiera

 
Moe/bius #2 e Nejiri arigata - centro tavola

gdl Io e Nicola ci siamo conosciuti ad un evento veneziano, davanti a un buon bicchiere di vino. Ora mentre vi salutiamo, se non vi spiace andiamo a brindare ai suoi successi ed alla sua creatività. Grazie Nicola, salute.
NT Grazie a te, e brindiamo anche ai bei incontri che questa attività mi consente di fare, salute!